Non ho preso un’insolazione (con il tempo birichino che ci ritroviamo il colpo di calore appare alquanto improbabile, piuttosto se dovesse capitare un’altra grandinata come quella dell’altra sera – chicchi grossi come prugne – allora sì sarebbero guai!) e ancora nel mio piccolo ho una discreta padronanza della sintassi e dell’ortografia della lingua italiana.
Quindi il titolo è… valido a tutti gli effetti. Il senso è che oggi più che mai inizio e fine, nascita e morte, speranza e disperazione sono concetti e situazioni sempre più strettamente legati fra di loro fino a non lasciar intravedere i rispettivi inizi e fini.
Partiamo da un evento drammatico: l’attentato alle Torri Gemelle del 2001. A quasi 5 anni di distanza sono stati resi noti stralci delle comunicazioni fra alcune persone intrappolate negli edifici in fiamme e il 911 (il numero d’emergenza degli USA).
Ma una fra tutte è stata la chiamata che più mi ha agghiacciato e fatto spuntare (per l’ennesima volta) le lacrime agli occhi: quella di Melissa C. Doi giovane manager intrappolata all’83 piano, poco sopra il punto dell’impatto dell’aereo kamikaze.
Per mia sfortuna (in questo caso) conosco abbastanza bene l’inglese da riuscire ad ascoltare la chiamata in originale e non mitigata dai commenti dei giornalisti. Melissa ad un certo punto chiede alla donna dall’altra parte del filo: “Sto morendo vero?â€, e lo chiede 2 -3 volte fino a che l’operatirce nonostante le numerose espressioni di conforto si lascia scappare un “Cara dì le tue preghiereâ€.
Spero tanto che nella sua disperazione Melissa non l’abbia sentita….e che si sia spontaneamente affidata a Dio non come ultimo gesto di disperazione, ma come accettazione del proprio destino pensando “Fra un po’ tutto sarà finito e sarò finalmente nella pace eternaâ€.
E sì perchè al giorno d’oggi, epoca in cui non ci sono più certezze, non solo dal punto di vista economico, ma purtroppo anche di vita (chi conosce un luogo assolutamente sicuro al 100%… è invitato a segnalarcelo… come speranza almeno) l’unica consolazione (non da poco ) è pensare che …male che vada ad un certo punto la sofferenza terminerà e arriverà la pace.
Non esiste infatti studioso od esperto di politica internazionale che sia disposto a dire che il clima di terrore attuale sia destinato a scomparire a breve… e allora se i fanatici dell’integralismo hanno ancora tanta forza per combattere su questa terra… beh noi ne abbiamo ancora di più per trovare la serenità … in cielo.
E quella non ce la toglie nessuno, davvero. Così come nessuno potrà mai negarci e cancellare completamente la nostra esperienza, la nostra storia, il nostro passato.
Non inteso come attaccamento fanatico e passivo dei tempi che furono ma come somma di affetti, di insegnamenti, di emozioni e di sensazioni che abbiamo il dovere di trasmettere agli altri, siano essi figli e nipoti, ma anche amici e conoscenti.
Perchè se nella realtà pratica il terrorismo può essere fermato solo dagli agenti segreti e da angeli vestiti da 007, con lo spirito ognuno di noi può (e deve) annientare l’odio e la devastazione di quanti vedono il terrore negli occhi della gente come unica promessa di vita eterna.
E in questo modo perfino l’attentato alle Torri Gemelle può essere letto ed interpretato in chiave umana, solidale e di grande amore per i propri fratelli: quanti pompieri hanno perso la vita per salvare quella di altri… sconosciuti?
“È il loro mestiere†diranno i più cinici, sicuri? Quale mestiere ha fra le clausole contrattuali quella di sacrificare la propria vita per una questione di lavoro? Non sarà piuttosto che l’apoteosi dell’espressione dell’odio, in fondo non riesce a minare fino in fondo la solidarietà umana?
Non sarà forse, che l’apoteosi della fine della vita umana, la morte, riesce a trasformarsi in un’esperienza di vita eterna?
E allora eccoci arrivati di nuovo al concetto, contorto, ma innegabile espresso dal titolo.
Eccoci arrivati a condividere il pensiero di un grandissimo giornalista e reporter di guerra – Tiziano Terzani – che “…dopo aver fatto tutta la vita il corrispondente di guerra, per denunciare l’imbecillità della più criminale fra le attività umane, si fa «kamikaze della pace» perché solo testimoniandola in prima persona la si può costruire…â€
Ciao a tutti!
Blog
P.S. Prometto la prossima volta… sto più leggera e parlo di… sorpresa! Altrimenti mi dovrei chiamare biuttiful non blog!!!












13:26 del 23 settembre 2006
grazie.