L’altro giorno ero in auto con mio marito (guidava lui) e stavamo mettendo alla prova il nostro nuovo navigatore satellitare.
Mentre discutevamo sul balzo in avanti fatto dalla tecnologia, del fatto che quel coso era davvero adatto a me (che ho un senso dell’orientamento pessimo… anzi di più) ad un certo punto la signorina ha detto “a 300 metri svoltare a destra” .
“E già ” sono scattata io “e io come faccio a sapere quanti sono 300 metri” (in macchina poi che le distanze mi risultano sempre perennemente sfasate).
E mio marito calmo “Ma sì lo vedi sullo schermo”… vabbè ho già capito che insomma non so quanto andremo d’accordo io e la signorina del navigatore. Anche perchè a 300 metri non si poteva svoltare a destra perchè c’era una deviazione.
“ E mo’ che facciamo?” ho subito incalzato io e mentre la signorina pazientemente diceva “Ricalcolo” mio marito mi diceva “…massì basta che tieni a mente la strada che hai lasciato e vai in parallelo”.
Ehhh? E li ho capito che, effettivamente, uomini e donne vengono da pianeti diversi.

Tempo fa in una libreria avevo visto un’opera dal titolo lunghissimo che esordiva dicendo che le donne non sanno parcheggiare all’indietro e gli uomini quando non sanno la strada non chiedono mai informazioni.
La cosa mi aveva incuriosito molto perchè io, probabilmente al contrario dell’intero universo femminile, so parcheggiare solo all’indietro (però sono un’Ariete Doc segno zodiacale guidato da Marte per cui dal Dio della guerra devo aver preso questa capacita di retro-parking!), però confermo (marito alla mano) che gli uomini vigliacco se chiedono informazioni quando non sanno la strada.

Ma questo è il minimo. Che dire di lei che parla, parla, parla e lui sembra vivere su un altro pianeta? Mancanza di rispetto? Indifferenza? Ma nooooo. È che lui a differenza delle donne fa una cosa per volta: gli avete messo per prima cosa davanti il problema che avete avuto una giornata pesante? Ecco lui sta pensando a come risollevarvi e darvi un po’ di conforto: peccato che voi siete già andate avanti e siete arrivate a chiedere un aiuto per preparare la tavola e la sua risposta “Ma dai cara siediti qui e stai qui un po’ con me!” e voi vi infuriate e lui non capisce perchè.

Oppure capita, che lui arrivi a casa, silenzioso e chiuso in un suo mondo e voi cominciate a bombardarlo di domande e lui non vi risponde e voi intensificate la bombarola di frasi: lui deve prima meditare su quale è il problema e poi ve lo sottoporrà . Davvero!
Ma voi volete sapere subito… se ci sono problemi (spesso non ce ne sono è solo fisiologicamente un po’ stanco… soprattutto se lavora in fonderia, ricordate, vero che lavoro fa, eh?).
E non arrabbiatevi se sta leggendo la gazzetta e sembra non accorgersi che gli state parlando, ricordate: una-sola-cosa-per-volta.

E poi guardate che non è mica poi così vantaggioso riuscire a fare più cose contemporaneamente… la giornata invece che 24 ore sembra che alla fine ne abbia 48 o peggio 72!!
Comunque, dicevamo, uomini e donne agiscono in maniera diversa, perchè usano il cervello in maniera diversa.

Una recente ricerca condotta presso il Kennedy Krieger Institute di Baltimora ha dimostrato che lui e lei usano il cervello in maniera diversa anche in fase di apprendimento.
Per esempio analizzando tramite risonanza magnetica le reazioni di un gruppo di uomini e uno di donne a test audio-visivi, si è notato che le donne, durante i test di linguaggio, attivavano maggiormente la parte frontale inferiore, mentre i maschi, durante l’elaborazione delle informazioni visuospaziali, attivavano in misura maggiore il lobo parietale, mentre le donne per eseguire questo compito, impegnavano maggiormente il lato destro del cervello.
Per dirla in breve, per esercitare le stesse attività , uomini e donne usano aree diverse del loro cervello.
Quindi è ovvio che i tempi e soprattutto le modalità di reazione a stimoli apparentemente uguali, siano diverse.
Così come nel caso della strada e dell’orientamento spaziale l’uomo funziona a “cartina” ossia è come se avesse in mente la mappa del luogo che sta percorrendo (da qui l’espressione di mio marito assolutamente incomprensibile per me “Vai in parallelo”), le donne invece funzionano a punti di riferimento: la casa blu, il palo della luce tutto graffitato, ecc.
Ma entrambi arrivano alla meta! E non importa se parcheggiando in retro o in avanti!

Allora vediamo se l’argomento in questione vi stuzzica un po’ (lo so, siete in vacanza, ma se state leggendo blog potete anche fare uno sforzino e postare un commento… sennò mi oscurano, eh! Davvero!) mi/ci scrivete cosa vi da più fastidio di lui/lei (non necessariamente partner, ma anche amici) e cosa vi piace maggiormente?
Non intendo… l’abitino in pizzo o quando vi chiama micina mia… intendo a livello di comportamento… :-D

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2 Commenti per “Lei e lui: serve davvero un traduttore per capirsi?”

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  1. margherita
    17:40 del 28 agosto 2006

    lui mi indispone per ilunghi,noiosi prolungati inspiegabili silenzi ed anche perchè basta un piedino leggermente sbucciato per deprimerlo q.b

  2. » Evviva i commenti! - Il blog del Giardino dei Libri
    17:54 del 31 agosto 2006

    [...] E veniamo ora a Margherita e ad un lui troppo silenzioso e lamentevole che gioca fino in fondo il suo ruolo di “uomo” diverso dalla “donna”. [...]

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