sicurezza-degli-ogmEra il 1998 quando Arpad Pusztai, noto ricercatore del prestigioso Rowett Research Institute di Aberdeen pronunciava queste parole: “Ho detto no alle patate transgeniche, mi hanno licenziato e costretto a tacere. Ho solo detto che i topi nutriti così hanno avuto seri problemi (NB. blocco della crescita e indebolimento del sistema immunitario). Hanno detto che sono matto e definito incompleti i miei studi.” Dodici anni dopo, e solo 4 giorni fa (2 marzo 2010) la Commissione europea a Bruxelles, con procedura scritta,  ha autorizzato la coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, prodotta dalla multinazionale Basf, e l’importazione di alcune varietà di mais GM.

La rivista telematica del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali riporta che al giorno d’oggi sono sei gli stati europei che hanno coltivazioni OGM. A fine 2008 la Germania ne ha vietato la coltivazione e in generale l’Europa sembra schierarsi contro, mentre nei Paesi in via di sviluppo, in Cina, in Brasile gli OGM aumentano.

Il dibattito è aperto. Chi si dichiara a favore si afferra all’idea di produttività sostenendo che l’utilizzo di semi OGM permette migliorare la resa dei campi e di conseguenza sfamare più persone. I contadini però si troverebbero ogni anno a dover acquistare dalle multinazionali dei semi brevettati, e anche coloro che vorranno continuare una coltivazione libera dagli OGM dovranno affrontare il problema della contaminazione. Di fatto questo è un problema già presente, chi coltiva un campo vicino a coltivazioni che utilizzano Ogm non è più sicuro che il proprio raccolto sia poi realmente libero da tali semi.

Il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia ha accolto negativamente la decisione della Commissione Europea sostenendo l’importanza della difesa della salute dei cittadini e delle agricolture tradizionali proprie di ogni paese europeo.

Anche Marcello Buiatti, professore ordinario di Genetica all’Università di Firenze, esprime i propri dubbi riguardo alla manipolazione genetica delle piante. Un OGM si crea inserendo nel DNA prestabilito di una pianta che è frutto di millenni di evoluzione naturale, un filamento di DNA che modificherà la pianta in un modo che al momento non può essere controllato. Non siamo in grado quindi di conoscere quali potrebbero essere le conseguenze di tale trattamento, se e quali nuove proteine potrebbe creare, quali gli effetti su piante, uomini e animali. Proprio a causa di questa insicurezza e imprevedibilità al momento esistono “solo” quattro tipi di coltivazioni OGM (mais, colza, soia e cotone).

Il rischio dell’introduzione degli OGM in Italia secondo Buiatti è quello di ritrovarci con un Paese “le cui coltivazioni sono in mano alle Multinazionali che creeranno enormi campi monocoltivati. Andrà così a perdersi la ricchezza del nostro patrimonio agricolo che è fatto appunto di diversificazione colturale, di qualità dei prodotti, e di tradizioni contadine. (…)Nessuno di noi, credo, vuole un Paese in cui le tre grandi multinazionali Syngenta, Monsanto e Dupont guidino le politiche agricole.” Senza dimenticare le ripercussioni sull’ambiente: “Ricordiamoci che in natura tutto è collegato e non possiamo pensare che un campo (o svariati campi come è più probabile che sia) non produca effetti a catena sull’ecosistema circostante.”

Fonti: archivio storico del Corriere della Sera; rivista telematica del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

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