Migliora le tue performance grazie agli stati psicofisici potenzianti
30 marzo 2011 Commenta per primo!
Dal 20 al 22 maggio 2011 Richard Bandler, genio creativo della PNL, sarà a Roma per parlarci degli stati psicofisici potenzianti.
I Power States, o stati potenzianti, sono “stati di grazia” a cui ognuno di noi può accedere utilizzando specifiche tecniche studiate e perfezionate nell’ambito della Programmazione Neuro-Linguistica. Il corso insegnerà a raggiungere una condizione personale di eccellenza attraverso strumenti di autoipnosi, meditazione e gestione delle rappresentazioni interne.
Saranno tre giorni di esercitazioni pratiche assieme a Richard Bandler, John La Valle e Alessio Roberti per imparare a modificare condizioni psicofisiche poco utili e ad accedere a “stati risorsa” per agire al meglio nella nostra vita personale e professionale.
Capiremo come lavorare sia sulla parte conscia, sia su quella inconscia della nostra mente. Tra gli strumenti che verranno insegnati per diventare autonomi in questo percorso di crescita personale ci saranno le tecniche più efficaci di autoipnosi, meditazione e lavoro sulle submodalità.
Orari del corso:
20 maggio 2011 – dalle 11.00 alle 18.30
21 maggio 2011 – dalle 10.00 alle 18.30
22 maggio 2011 – dalle 10.00 alle 16.30
Per informazioni e iscrizioni (le iscrizioni chiuderanno il 5 aprile): http://www.pnl.info/PnlBandlerIscrizioni.aspx
“Voglio chiarire la profonda e concreta differenza esistente tra ciò che io faccio e la psicoterapia. Chi mi conosce sa che ho sempre categoricamente rifiutato l’etichetta di “terapeuta” per la seguente ragione: la maggior parte dei terapeuti cerca di scoprire che cosa non vada nel cliente, per poi aiutarlo a comprenderlo, nella convinzione che ciò lo potrebbe aiutare a stare meglio. Questo tipo di terapeuti crede che la comprensione conscia sia la bacchetta magica del cambiamento. (…)
Altri psicologi vogliono “condizionare” i comportamenti dei propri pazienti, allontanandoli da ciò che risulta problematico e orientandoli verso ciò che ritengono essere un bene per loro. Poi, ovviamente, gli psichiatri considerano l’impiego di farmaci nei trattamenti di problemi di natura psicologica come un passo avanti: al giorno d’oggi psichiatri e medici possono prescrivere sostanze che fanno in modo che le persone siano meno infastidite dai propri problemi, pur non necessariamente migliorando.
Altri ancora credono in un approccio del tutto meccanico al cervello e alle sue funzioni. Lo vedono come un macchinario rotto o mal funzionante, bisognoso di essere riparato. (…) Oggigiorno le persone fuori controllo possono essere “spente” chimicamente.
Io, per contro, non sono mai stato particolarmente attratto dai problemi dei clienti in quanto tali, né mi è mai interessato limitarmi a “sistemare” il problema di un cliente, per poi mandarlo via. La mia intenzione è sempre stata quella di insegnare alle persone come risolvere tanto il problema contingente, quanto qualsiasi altro problema possa insorgere, anche molto tempo dopo che hanno lasciato il mio studio. Poi, dopo aver trovato come ottenere questo tipo di risultato, mi sono proposto di formulare e fondare delle linee guida per gli altri professionisti della facilitazione: non soltanto i terapeuti, ma chiunque nel proprio lavoro si trovi a dover trasmettere delle nozioni o degli insegnamenti.
Volevo fosse chiaro che non era assolutamente necessario trattare certe persone come se avessero delle disabilità, né tantomeno era detto che dovessero necessariamente rimanere perse, mal funzionanti, o bloccate per il resto dei loro giorni. Le persone che hanno dei problemi hanno semplicemente bisogno di fare scelte diverse da quelle che li hanno causati e che continuano a causarli.
Ho fede nel processo di apprendimento umano. Le persone imparano in modo automatico. Impariamo a parlare senza sforzo, perché nasciamo già predisposti per accumulare e fare nostri gli strumenti per comunicare con gli altri membri della nostra specie. E così come siamo potenti macchine per l’apprendimento del linguaggio, lo siamo anche per l’apprendimento dei comportamenti.
Alcuni dei comportamenti che apprendiamo si trasformano in vizi e cattive abitudini, mentre altri diventano componenti positive e preziose risorse nella nostra vita. Rimane il fatto che, se a priori siamo in grado di apprendere, questo implica che possiamo sempre apprendere qualcosa di diverso da quello che già abbiamo appreso, qualcosa di più utile e più veloce, qualcosa di migliore.” Richard Bandler












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