rivoluzione-dio-natura“Lo scopo finale dell’agricoltura non è la crescita dei raccolti, ma la coltivazione e il perfezionamento dell’essere umano.”

Masanobu Fukuoka nacque nel 1914 in un piccolo villaggio agricolo, sull’isola di Shikoku nel Giappone meridionale. Formatosi come microbiologo, iniziò la sua carriera come scienziato del suolo specializzato in patologia vegetale. All’età di 25 anni ebbe una visione nella quale vide che tutti i “risultati” della civiltà umana sono privi di significato di fronte alla natura. Vide che l’uomo era diventato qualcosa di separato dalla natura, e che i suoi tentativi di controllare la vita non solo erano inutili, ma anche auto-distruttivi. Lasciato il lavoro di ricercatore scientifico, Fukuoka tornò alla fattoria della sua famiglia, sull’isola di Shikoku a crescere mikans (mandarini) organici. Da quel momento in poi dedicò la sua vita allo sviluppo di un sistema su piccola scala di produzione biologica che non necessita di diserbanti, pesticidi o fertilizzanti, né di aratura.

Masanobu Fukuoka  si accorse che la natura era perfetta così com’era. I problemi sorgono quando l’uomo cerca di migliorarla e usarla unicamente per il proprio tornaconto. Già a partire dagli anni ‘40 sviluppò un metodo definito “agricoltura naturale” o anche “agricoltura del non fare“. Intuì che il modello produttivo occidentale che si stava diffondendo in Giappone in quel periodo andava profondamente rivisitato. Da tali riflessioni nacque la pratica del non fare, o meglio, del lasciare fare alla natura.
La sua tecnica non richiede macchinari né prodotti chimici, non inquina e non necessita di combustibili fossili, né di grande lavoro umano.

“Se sei convinto di essere troppo piccolo per essere efficace, allora non ti sei mai trovato nel letto con una zanzara” diceva Bette Reese, e all’esempio della zanzara ha creduto il contadino giapponese Masanobu Fukuoka, che con il suo metodo senza fertilizzanti e senza erbicidi è riuscito a far rinascere terreni desertici in Africa, Asia ed Europa. Tra l’altro le sue colture hanno rese pari a quelle che utilizzano gli erbicidi. All’età di ottantaquattro anni Fukuoka ha ricevuto il premio Magsaysay, il Nobel asiatico, per il suo contributo al benessere dell’umanità.

“La forza della natura è grande, perché la struttura naturale è solida, tridimensionale, non orizzontale né bidimensionale. Ho raccolto uno o due chili di frutta da un metro quadro di terreno. Questa è una buona resa sostenibile. La produzione naturale è maggiore della produzione umana perché la struttura è solida. Gli uomini stanno distruggendo la forza della natura. Abbiamo lasciato solo un quarto della crescente forza della natura. Non abbiamo migliorato la fertilità o la produzione, ma piuttosto abbiamo cercato di impedire alla produzione d’indebolirsi usando i fertilizzanti.

Il mondo si sta scavando un pozzo senza fondo con l’agricoltura moderna.  Il cuore semplice della piccola azienda agricola è il vero centro del nostro universo. Il pensiero scientifico ti allontana da una vita sana. Anche la pratica dell’agricoltura biologica convenzionale è una deviazione pericolosa. Non può essere sostenuta se devi rubare parte della terra per sfamarne un’altra.”

“La maggior parte degli agricoltori iniziano col domandarsi ‘cosa succede se faccio questo o cosa succede se faccio quell’altro’, ma in questo modo dissipano solo se stessi.  Il mio approccio, al contrario, ricerca il modo piacevole e naturale di svolgere l’attività agricola. Al fine di rendere il lavoro più facile, non più duro, io chiedo, cosa ne pensi di non fare questo o di non fare quell’altro? Attraverso la pratica reale sono finalmente giunto alla conclusione che non è assolutamente necessario arare, né applicare fertilizzanti artificiali o pesticidi. La maggior parte del lavoro agricolo è creato manomettendo la natura, la qual cosa provoca effetti collaterali negativi. Davvero poche pratiche agricole sono necessarie, come spargere i semi, stendere la paglia sul terreno e raccogliere.”

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