L’intelligenza ecologica è stata inserita dal giornale “Time” tra le dieci idee per cambiare il mondo da subito (10 ideas changing the world right now). Così scrive Brian Walsh riguardo a questo nuovo tipo d’intelligenza:
Quando si tratta di essere “verdi”, l’intenzione può essere più facile dell’azione. Prendiamo un esempio: decidi di comprare una maglietta fatta in cotone organico al 100%, perché tutti sappiamo che l’organico è migliore per la Terra. E per certi versi lo è; in un’industria convenzionale del cotone i pesticidi privano il suolo di vita. Ma l’etichetta verde non racconta tutta la storia – come il fatto che anche il cotone organico richiede circa 10.000 litri d’acqua per far crescere sufficienti fibre per una maglietta. O la possibilità che la maglietta possa essere stata tinta con sostanza chimiche industriali, che inquinano le acque sotterranee locali. Se fossi a conoscenza di ciò, considereresti ancora la maglietta “verde”? La compreresti ancora? È una domanda che la maggior parte di noi non sono preparati a rispondere, sebbene il dibattito su ciò che è verde o no diventi sempre più importante in un mondo caldo e affollato.
Questo perché con la crescita dell’economia globale la nostra capacità di realizzare prodotti complessi con complesse catene di rifornimento ha superato la nostra capacità di comprendere le conseguenze per noi stessi e per il pianeta. Ci siamo evoluti per rispondere alle minacce che erano chiare e presenti. È per questo che abbiamo la nausea quando mangiamo cibo avariato, e chiudiamo gli occhi quando vediamo una luce abbagliante. Ma niente nell’evoluzione ci ha preparato per capire l’impatto cumulativo che le quantità impercettibili di prodotti chimici industriali potrebbe avere sulla salute dei nostri figli, o il lento pericolo a lungo termine del cambiamento climatico. Scorrendo le corsie dei supermercati ci mancano i dati per capire l’impatto totale di ciò che scegliamo – e probabilmente non riusciremmo a dare un senso alle informazioni anche se le avessimo.
Ma cosa succederebbe se potessimo calcolare gli effetti totali delle nostre azioni di un’intera vita sulla terra e sui nostri corpi? Non solo le impronte ecologiche ma anche le impronte sociali e biologiche? Cosa succederebbe se potessimo pensare ecologicamente? Questo è quello che lo psicologo Daniel Goleman descrive in Intelligenza Ecologica. Utilizzando una giovane scienza chiamata ecologia industriale, attivisti e imprese verdi stanno cominciando a compilare l’impatto ambientale e biologico di ogni nostra decisione – e a fornire l’informazione ai consumatori in maniera amichevole. Questo è pensare in maniera ecologica – comprendere le conseguenze ambientali globali delle nostre scelte locali. “Siamo in grado di conoscere le cause di quello che stiamo facendo, e siamo in grado di conoscere l’impatto di quello che stiamo facendo”, dice Goleman, autore nel 1995 del best seller Intelligenza Emotiva. “Ciò avrà un impatto radicale sul nostro modo di fare affari”.
Nel corso degli ultimi due decenni, gli ecologisti industriali hanno usato un metodo chiamato valutazione del ciclo di vita (LCA). Il concetto di impronta ecologica viene dal LCA, ma un’analisi profonda guarda molto più in là. La fabbricazione e la vendita di una semplice bottiglia di vetro richiede l’apporto di dozzine di fornitori, per oggetti high-tech potrebbero necessitarsene molti di più.
(…) Ma l’intelligenza ecologica riguarda in ultima analisi più di cosa compriamo. Riguarda anche la nostra capacità di accettare il fatto che viviamo in un mondo infinitamente collegato con risorse finite. Goleman mette in evidenza la comunità tibetana di Sher, dove per millenni, gli abitanti sono sopravvissuti a dure condizioni conservando con cura tutte le risorse a loro disposizione. I Tibetani pensano in modo ecologico perché non hanno altra scelta. Neanche noi l’abbiamo. “Un tempo avevamo il lusso di ignorare il nostro impatto. – dice Goleman – Ora non più.”
Tags: Ecologia, Goleman, impatto ambientale, intelligenza ecologica












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