Cibo, Peso e PsicheCibo, Peso e Psiche, di Rudiger Dahlke, ci offre una panoramica di cosa rappresenti il cibo a livello psichico. Ci permette di rispondere a domande che non hanno mai avuto risposto e ci da l’opportunità di conoscere chi siamo e da dove veniamo attraverso un lavoro costante e consapevole sul nostro rapporto col cibo. Cosa significano i chili in più che ci portiamo dietro? Cosa nascondono le nostre abitudini alimentari e da dove vengono? Cosa vuol dire stare a dieta e mangiare con velocità costante? A quali tipi alimentari apparteniamo? E perchè?

Attraverso le pagine di questo libro, l’autore ci accompagna alla scoperta della ragioni nascoste, insite e culturali, di ciò che il cibo rappresenta per noi, sia come singola persona che come gruppo sociale. Il simbolismo che si nasconde dietro le nostre abitudini alimentari è radicato e ci permette, se ben analizzato, di affrontare gli aspetti psicologici che si celano dietro i chili di troppo o dietro una magrezza imposta, androgina, creata da un duro lavoro e sacrificio.

Attraverso queste pagine, possiamo scoprire cosa ci portiamo dietro, come siamo, perchè siamo così e, solo in seguito, riuscire a liberarsi dei vecchi schemi, venendo a patti col nostro modello interiore, accettandolo, lavorandoci insieme per trovare il giusto equilibrio tra l’interiore e l’esteriore.

L’interpretazione psicosomatica dei disturbi alimentari che Dahlke ci presenta nel suo libro, ci aiuterà a comprenderci ed amarci per quello che siamo. Né più, né meno.

Ed ecco che, chiarita la meta che bisognerebbe raggiungere, ci accompagna attraverso un viaggio lungo 166 pagine, in cui troviamo tra le  righe conoscenze storiche e mitologiche di cibo e pienezza, di completezza e rotondità, di ciò che, in questo contesto, comincia a rappresentare, un senso, cioè, di soddisfazione e benessere, di tranquillità e sicurezza. Il significato reale di quello che ci apprestiamo a mangiare nasce dall’inizio dei tempi, da quando esiste l’uomo. Nasce da quando ci hanno separati dalla pienezza e dal momento in cui siamo alla ricerca di questa.

Ed ecco, quindi, che il cibo diventa l’origine della  creazione. Il significato simbolico della donna che cede alla tentazione e che offre all’uomo il frutto di quella tentazione, ci dona la consapevolezza e l’elemento primordiale che distingue il comportamento stesso degli uomini. Ma, cosa ancora più importante, ci dona il discernimento tra bene e male, impossibile se Eva non avesse mangiato il frutto proibito.

Vorrei darvi un piccolo excursus di ciò che andrete a leggere, senza troppo svelare, senza troppo ledere la vostra curiosità.

Tutto diviene una questione di peso. Il peso corporeo si rifà al peso che assumiamo nella società e al tipo di importanza che abbiamo nell’occupare lo spazio che ci compete. Il cibo rappresenta, quindi, il potere che assumiamo e la ricchezza che ci appartiene. Il cibo diviene il termometro di quello che siamo per gli altri e delle trattative che possiamo raggiungere. Il cibo è divertimento. E nello stesso tempo si trasforma in protesta contro uno status symbol contemporaneo a cui, inconsciamente, non vogliamo fare parte.

Il cibo è relativo alle culture e ai tempi. Ciò che per noi oggi rappresenta il bello non era il bello nei tempi antichi. Se oggi la pienezza di una donna, con le forme e le rotondità che alla figura femminile appartengono, è fuori dal contesto della moda, un tempo era l’unico modello a cui bisognava fare riferimento. Se questo modello di riferimento correva pari passo con la posizione sociale in cui le persone si trovavano, il modello androgino e “dietetico” a cui ormai facciamo riferimento, è figlio di guerre e difficoltà non solo finanziarie, ma anche sociali. Figlio della ricostruzione di un mondo.

Il cibo misura la temperatura dell’amore. L’autore parte dal significato che il latte materno ha per un bambino e che si trasporta fino all’età adulta. La madre dona amore attraverso il cibo. Il figlio riceve amore attraverso il cibo. Mangiare viene quindi associato all’amore, all’essere amati, a quanto ci si ama. L’anoressia e la bulimia divengono sintomo di ciò che proviamo in particolar modo verso noi stessi e poi, di riflesso, verso gli altri.

Voglio concludere, prima di svelare troppo del contenuto, con alcuni dei passi che Rudiger Dahlke ci mostra per raggiungere la piena consapevolezza di quello che siamo e di come possiamo migliorarci: non si vuole giudicare, ma solo interpretare dei sintomi che ognuno si porta dietro e che sono l’esatto simbolo di qualcosa che manca. La valutazione di quelli che lui chiama “errori” sono legati alle epoche e ai tempi. La forma e il contenuto sono indissolubili, non esiste l’uno senza l’altro, completandosi, così a vicenda.

E’ un lavoro di ricerca dentro noi stessi, un percorso che porterà alla luce le nostre zone d’ ombra, permettendoci di accettarle e migliorarle in modo che il peso ideale e quello reale raggiungano un equilibrio che, altrimenti, non avranno mai. Impareremo quindi a gestire i nostri chili di troppo analizzando le nostre ragioni che ci hanno portato al sovrappeso, liberandoci dai sensi di colpa che ci attanagliano.

Il cibo è la visione esatta di quello che siamo. Il sovrappeso e la magrezza dimostrano il nostro carattere, fanno parte della nostra personalità, sono inglobati in ciò che siamo. Capire, per poi modificare, è un aiuto per la vita.

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