semi-del-suidicioMentre il il 13 marzo presso la città marocchina di Chefchaouen si svolgeva la cerimonia di presentazione della domanda per la candidatura della dieta Mediterranea a patrimonio Unesco, una tormenta agitava già  il settore dell’agricoltura e dell’alimentazione. Il 2 marzo infatti, come già abbiamo scritto in un articolo su questo blog, la Commissione europea a Bruxelles autorizzava la coltivazione della patata geneticamente modificata Amflora, prodotta dalla multinazionale Basf, e l’importazione di alcune varietà di mais GM. La decisione ha sollevato un polverone e ha intensificato il dibattito attorno alle coltivazioni transgeniche.
È interessante leggere cosa ne pensa a proposito l’attivista Vandana Shiva, vicepresidente di Slow foood internazionale e fondatrice della comunità Navdanya che si sta battendo in India a favore della biodiversità e per la promozione dell’agricoltura biologica:

Secondo le stime delle Nazioni Unite nel 2050 si dovranno nutrire 9 miliardi di persone. Per molti l’unica soluzione possibile sono le colture Ogm. Per alcuni queste sono anche la soluzione ai cambiamenti climatici. Lei cosa ne pensa?

Il mito che gli Ogm sono la panacea sia per la fame e sia per i cambiamenti climatici è tale: un mito, e di fatto un mito pericoloso. Gli Ogm non aumentano la resa agricola, sono più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e lavorano contro gli interessi dell’umanità.
Contrariamente a quanto sostiene la Monsanto che il loro cotone Bt produrrebbe 1500 kg per ettaro, la nostra ricerca mostra che la resa media è stata di 400 kg per ettaro, che è meno di un terzo di ciò che sostengono. Un rapporto della Union of concerned scientists degli Stati Uniti dal titolo ‘La mancata resa’ mostra inoltre che non vi è nessun guadagno. In realtà vi è spesso un freno del rendimento. L’aumento del rendimento si basa su un tratto multigenetico. Gli strumenti di ingegneria genetica possono funzionare solo con i tratti di un singolo gene, come la tolleranza agli erbicidi e alla tossina Bt. È per questo che dopo 20 anni di costose ricerche da parte dell’industria, solo questi due tratti sono stati introdotti.

Il sistema industriale e agricolo per il cibo è responsabile di almeno il 25-30% delle emissioni totali di gas a effetto serra e allo stesso tempo, è estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Dall’altro lato abbiamo invece un’agricoltura biologica ed ecologica che è in grado di mitigare e adattarsi al cambiamento climatico, è più resistente e quindi più in grado di garantire la sicurezza alimentare al pianeta.

Il 2 marzo la Commissione europea ha adottato tre decisioni che autorizzano i mais geneticamente modificati MON863xMON810, MON863xNK603, MON863xMON810xNK603, per alimenti e mangimi e ha anche deciso di autorizzare Amflora. Questa patata Gm sarà utilizzata per la produzione di amido da usare per applicazioni industriali (ad esempio la produzione di carta). Cosa ne pensa di questa decisione?

Un anno fa la Commissione europea ha cercato di costringere i Paesi a rimuovere i divieti in materia di Ogm. Ho viaggiato a Lussemburgo, Spagna e Germania per lavorare con i movimenti free-Ogm, e, per fortuna, la maggior parte dei Paesi ha votato per il mantenimento del divieto. La multinazionale Monsanto, le cui varietà di mais sono state approvate, avverte il crescente rifiuto degli Ogm da parte del pubblico ed è disperata. In India abbiamo appena vinto una moratoria sulla brinjal Bt. Sorprendentemente, la Monsanto sta ora premendo sul governo per leggi che prevedano il carcere per chi critica gli Ogm. Gli Ogm possono essere diffusi solo distruggendo la democrazia.

Secondo il recente rapporto “Carattere globale delle colture Gm commercializzate: 2009” a cura dell’ International service for the acquisition of agri-biotech applications, l’India è il 4° Paese al mondo per ettari coltivati (8,4 milioni). Può dirci cosa sta succedendo in India con le colture Gm?

L’unica coltura Gm introdotta in India, finora, è il cotone Bt. Si è diffusa attraverso una pubblicità fraudolenta. Si è diffusa distruggendo le alternative. Di 200.000 suicidi degli agricoltori in India negli ultimi dieci anni, la maggior parte sono concentrati nei settori del cotone Bt. Gli agricoltori infatti si indebitano per comprare i semi dalle Multinazionali e, non riuscendo ad estinguerli, ricorrono al suicidio. La diffusione degli Ogm significa la scomparsa della biodiversità. L’India aveva 1.500 varietà di cotone. Ora c’è Bt, Bt, Bt. Il nostro studio mostra che i terreni sui quali il cotone Bt è cresciuto hanno perso microrganismi vitali. Ciò è stato anche confermato da una ricerca condotta da scienziati del Consiglio indiano per la ricerca agricola. Quindi il cotone Bt significa anche la morte del suolo. I parassiti sono aumentati e c’è un aumento in volume dell’uso di pesticidi di tredici volte. Per questo motivo Navdanya ha avviato l’iniziativa “semi di speranza”. Abbiamo creato banche del seme, stiamo aiutando gli agricoltori a coltivare biologico e li stiamo aiutando a trovare mercati per il loro cotone biologico. Gli agricoltori biologici guadagnano 10 volte di più degli agricoltori Ogm.

Che tipo di pericoli vede in un mondo che usa semi Ogm?

Vedo molti pericoli. Il primo è un monopolio di approvvigionamento di sementi, il primo anello della catena alimentare. Vedo gli agricoltori sempre più indebitati a causa dei costi elevati delle sementi visto che sono brevettate. Vedo la scomparsa della biodiversità. Vedo contaminazione genetica distruggere i nostri agricoltori biologici. Vedo la diffusione di semi tossici e sostanze chimiche tossiche. Vedo la corruzione della scienza che presenta false dichiarazioni di sicurezza. Vedo la fine della democrazia, se gli Ogm sono autorizzati a diffondersi. I semi Ogm sono i semi della distruzione. Abbiamo bisogno di rimanere Ogm-free per la nostra sovranità sulle sementi, per la nostra sovranità alimentare, per la democrazia alimentare.”
(fonte: rivista telematica del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali )

E a proposito di biodiversità, oggi a Roma alle 12 presso l’Hotel Ripa in Via degli Orti di Trastevere n°3 è convocata la conferenza stampa di presentazione della Campagna informativa “Gli agricoltori custodi della biodiversità in agricoltura” , campagna che ha lo scopo di far conoscere il ruolo polivalente degli agricoltori dell’Unione Europea che oltre ad essere produttori di beni primari sono anche custodi del paesaggio e gestori di servizi ambientali volti alla tutela della biodiversità. A tale campagna l’ALPA (Associazione lavoratori produttori agroalimentari) dedicherà anche uno stand all’interno della fiera “AgriUmbria” che si tiene a Bastia Umbra nei giorni 26, 27 e 28 Marzo 2010.
La campagna intende promuovere un modello di agricoltura europea basata sul ruolo multifunzionale del primario e dalla stretta sinergia della Politica agricola comune con le problematiche ambientali. Durante la fiera saranno distribuiti gratuitamente un audiovisivo in cui sono presentate testimonianze, esperienze dirette e immagini per promuovere il ruolo attivo che gli agricoltori svolgono come custodi della biodiversità, e un opuscolo che contiene gli orientamenti e la normativa a livelli internazionali, europei, nazionali e regionali per la tutela della biodiversità in agricoltura.

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