trappole-mentali-motterliniCome arriviamo a conoscere? Perché seguiamo certe strade e non altre? Su cosa basiamo i nostri giudizi e le nostre decisioni? Qual è il peso delle aspettative e dei ricordi nell’elaborazione di nuove esperienze? Qual è il rapporto fra esperienza, conoscenza e memoria? Le nostre intuizioni forniscono risposte efficaci agli stimoli e ci danno una percezione immediata di una situazione risparmiandoci complessi calcoli mentali. Ci aiutano a reagire con immediatezza alle sollecitazioni dell’ambiente, ma allo stesso tempo sono approssimative, poco accurate e difficili da controllare. Il pensiero intuitivo ci guida in modo automatico.

Le nostre azioni più spontanee sono condizionate dal nostro “inconscio cognitivo”, dalle reazioni veloci e associative dell’intuizione che sostituiscono il ragionamento consapevole. Nell’atto del comunicare ad esempio avvengono processi di cui non ci rendiamo conto: l’attività di codifica e decodifica di suoni e significati è infatti (e per fortuna) inconscia. Il fatto di non doverci concentrare ogni volta che parliamo o prendiamo una decisione ci permette di muoverci più rapidamente e di non mandare in tilt il cervello.

Il nostro inconscio cognitivo ci permette di ricostruire determinate situazioni per mezzo anche di pochi elementi, basandosi sull’esperienza passata. Sono operazioni che il nostro cervello compie tantissime volte al giorno senza che ce ne rendiamo conto e che ci aiutano ad aggirare un’incertezza che altrimenti ci manterrebbe paralizzati e impossibilitati all’azione. Completiamo l’informazione che ci fornisce la nostra percezione sulla base delle nostre aspettative, integrandone le lacune. Alcune volte le nostre intuizioni sono giuste, altre volte no. Ci capita di giudicare e di prendere decisioni seguendo il nostro intuito, credendo però di averlo fatto secondo un ragionamento o un calcolo. Ed è così che le nostre semplificazioni ci conducono a errori, a trappole mentali.

Spesso le trappole sono dovute alla nostra attenzione selettiva che tende a semplificare e a generalizzare, oltre che a captare solo un certo tipo di informazione che si ritiene più importante, ma che in realtà risponde al nostro bisogno di certezza o soddisfa meglio certe nostre convinzioni previe. Siamo portati così a dare risposte rapide senza pensare realmente e possiamo arrivare a dare valutazioni opposte degli stessi fatti a seconda di come ci vengano presentati. Alcuni degli errori che commettiamo sono ostinati, ripetitivi, e ci portano a credere vere delle impressioni false. Queste “illusioni” sono dovute a processi automatici attraverso i quali decodifichiamo la realtà in maniera rapida e intuitiva, ma anche approssimativa e fuorviante.  Questi nostri limiti possono essere sfruttati per dirigere e controllare i nostri comportamenti, e per questo risulta importante riconoscere le trappole, sapere quando è giusto fidarsi delle nostre intuizioni e quando invece dobbiamo prestare attenzione.

Il libro di Matteo Motterlini si presenta come una specie di manuale per sopravvivere ai tranelli che ogni giorno possono ingannarci. Partendo da casi concreti ed esperimenti Motterlini ci invita ad effettuare un po’ di sano esercizio critico per conoscere meglio i meccanismi della nostra mente e difenderci dalle sue trappole. La sua ricerca si centra sul modo in cui tendiamo a essere sistematicamente irrazionali e sulle ragioni di tale comportamento.

Scopri come veniamo influenzati dall’informazione irrilevante, perché gli altri ci sembrano più simili a noi quando abbiamo bisogno di consenso, perché “il vino caro è più buono”, come mai “nove maschi su dieci hanno il pene più lungo della media”, e come la nostra memoria creativa ci fa ricordare cose che non sono mai successe.

Matteo Motterlini è professore ordinario di Logica e Filosofia della scienza presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, dove è direttore del CRESA – Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata. È collaboratore de il Sole24ore e del Corriere economia.
Il CRESA riunisce gruppi di ricerca su differenti progetti multidisciplinari. I rappresentati di questi gruppi sono caratterizzati dall’interesse per le ricerche di confine, una significativa esperienza e contatti di studio all’estero, e sono pronti a mettere in discussione i propri presupposti teorici e metodologici, e a tradurre le proprie conoscenze in modo che siano comprensibili anche a coloro che lavorano in campi distanti.
Attualmente alcuni dei percorsi comuni di questi ricercatori riguardano mente, linguaggio e cognizione, biologia della conoscenza, teoria della decisione  e dell’azione, ergonomia cognitiva e teorie del ciberspazio, cognizione sociale e scienze sociali cognitive.

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