“Mentre si apre il nostro nuovo secolo, ci troviamo di fronte a una serie di problemi globali che danneggiano in modo allarmante la biosfera e la vita umana e che possono presto diventare irreversibili.
Preoccuparsi dell’ambiente non è più solo uno dei tanti punti in discussione, è il contesto che li contiene tutti: le nostre vite, il nostro lavoro, la nostra politica. La grande sfida dei nostri tempi è la creazione di comunità sostenibili, cioè comunità progettate in modo tale che i loro stili di vita, la loro tecnologia e le loro istituzioni sociali onorino, sostengano e cooperino con l’abilità insita nella natura di sostenere la vita. Per far questo, non dobbiamo inventare comunità umane sostenibili partendo da zero, ma dobbiamo modellarle secondo gli ecosistemi naturali, i quali sono comunità sostenibili di piante, di animali e di microrganismi.
Il primo passo per raggiungere questo scopo deve essere quello di diventare “ecologicamente istruiti”(ecologically literate), il che vuol dire capire i principi di organizzazione che gli ecosistemi hanno evoluto per sostenere la rete della vita (web of life). Nei prossimi decenni la sopravvivenza dell’umanità dipenderà dalla nostra cultura ecologica, cioè dalla nostra abilità di capire i principi basilari dell’ecologia e di vivere in accordo con essi. Questo significa che la cultura ecologica (ecoliteracy) deve diventare un requisito fondamentale dei politici, dei business leaders e dei professionisti di ogni campo, e dovrebbe essere la parte più importante dell’educazione ad ogni livello: dalle scuole primarie all’università e del continuo aggiornamento e studio dei professionisti.
Noi dobbiamo istruire i nostri figli (così come i nostri politici e dirigenti!) sui fatti fondamentali della vita: per esempio che i rifiuti di una specie sono il cibo per un’altra specie; che la materia circola continuamente attraverso la rete della vita; che l’energia che permette i cicli biologici proviene dal sole; che la diversità assicura la capacità di recupero; che la vita iniziata più di tre bilioni di anni fa non ha conquistato il pianeta combattendo, ma cooperando.
La cultura ecologica è il primo passo sulla strada della sostenibilità. Il secondo passo è l’ecodesign. Noi dobbiamo applicare la “conoscenza ecologica” per riprogettare fondamentalmente le nostre tecnologie e le nostre istituzioni sociali in modo da annullare l’attuale distanza fra la progettazione “umana” e i sistemi ecologicamente sostenibili della natura. Il design, o progettazione, nel suo significato più ampio, può essere visto come un movimento di energia e di materia che prende forma per scopi umani. L’ecodesign è un processo nel quale i nostri fini sono intrecciati con attenzione ai più ampi schemi e alle sequenze del mondo naturale. I principi dell’ecodesign riflettono le leggi di organizzazione che la natura ha sviluppato per sostenere la rete della vita.
Per progettare in questo modo è richiesto un cambiamento fondamentale della nostra attitudine verso la natura, un cambiamento che va dallo scoprire cosa possiamo “ricavare” dalla natura, a ciò che possiamo “imparare” da lei.
Negli anni recenti, c’è stato un significativo aumento di attività e progetti di design orientato ecologicamente, che sono ben documentati. Questi includono una rinascita mondiale dell’agricoltura biologica, che coinvolge l’uso di tecnologie basate sulla conoscenza ecologica piuttosto che sull’ingegneria chimica o genetica per incrementare i raccolti, controllare i parassiti e aumentare la fertilità del terreno; l’organizzazione di industrie differenti in agglomerati ecologici nei quali i rifiuti di un’organizzazione sono una risorsa per un’altra; il cambiamento da un’economia orientata al prodotto a un’economia in cui la materia prima e i componenti tecnici circolino continuamente tra produttori e consumatori; edifici progettati per produrre più energia di quanta ne consumino, che non emettano rifiuti e che controllino i propri adempimenti; autovetture semi-elettriche che raggiungono un’efficienza di carburante di 28 km/lt e più; e lo sviluppo di efficienti fuel cells di idrogeno che promettono di inaugurare una nuova era nella produzione di energia, cioè l’economia dell’idrogeno. La fuel cell è un dispositivo elettrochimico che combina l’idrogeno con l’ossigeno per produrre elettricità ed acqua e nient’altro! Questo fa dell’idrogeno il massimo dell’energia pulita.
Di fatto, ora siamo all’inizio di una storica transizione dall’età dell’energia di origine fossile all’età dell’idrogeno. Appena la transizione verso l’idrogeno farà progressi, la sua efficienza energetica diventerà così superiore al petrolio che anche quello più a buon mercato sarà fuori competizione e di conseguenza non varrà più la pena estrarlo. Come gli “ecodesigner” amano puntualizzare, l’Età della Pietra non è finita perché si era rimasti senza pietre. Allo stesso modo, l’Era del Petrolio non finirà perché ne avremo esaurito le scorte. Finirà perché si svilupperanno delle tecnologie superiori.
Tutti questi progetti e tecnologie di “ecodesign” incorporano i principi base dell’ecologia e per questo hanno alcune caratteristiche chiave in comune. Tendono a essere progetti in piccola scala con molte diversificazioni, efficienti dal lato energetico, non inquinanti, orientati alla comunità e che richiedono molta forza-lavoro, creando occupazione. Le tecnologie oggi disponibili forniscono una prova inconfutabile che la transizione verso un futuro sostenibile non è più un problema tecnico o concettuale. E’ un problema di valori e di volontà politica.”
Fritjof Capra
fonte: Mondodiloto.com












13:03 del 13 agosto 2010
[...] dei tanti punti in discussione, è il contesto che li contiene tutti: le nostre vite, [...]… Vai alla Fonte dell’Articolo Nessun tag per questo [...]