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	<title>BlogLibri.it &#187; consumo critico</title>
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	<description>Libri - Salute Naturale, Sviluppo Personale, Crescita Spirituale - Approfondimenti e recensioni.</description>
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		<title>Etici, originali e fashion!</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 09:30:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>

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		<description><![CDATA[Da venerdì 23 a domenica 25 settembre,  Terre di mezzo Eventi  organizza So Critical So Fashion, una tre giorni di moda aperta a tutti che si svolge durante la settimana della moda milanese.
L’evento è dedicato alla moda critica, etica, rispettosa dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori, e prevede performance, workshop, incontri e shopping per offrire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2417" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="vestiti-che-fanno-male" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2011/09/vestiti-che-fanno-male.jpg" alt="vestiti-che-fanno-male" width="135" height="180" /><strong>Da venerdì 23 a domenica 25 settembre</strong>,  Terre di mezzo Eventi  organizza <em><strong>So Critical So Fashion</strong></em>, una tre giorni di moda aperta a tutti che si svolge durante la settimana della moda milanese.</p>
<p>L’evento è dedicato alla <strong>moda critica, etica, rispettosa dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori</strong>, e prevede performance, workshop, incontri e shopping per offrire agli amanti della moda “alternative possibili”: capi di abbigliamento e accessori che esprimano identità ed individualità, ma allo stesso tempo rispettino valori e buone pratiche.</p>
<p>Saranno presenti piccole imprese di qualità e attente all’ambiente, marchi giovani e indipendenti che scelgono una sartoria ricercata e ricca di tradizioni, progetti stilistici socialmente responsabili che propongono <strong>una moda sostenibile, senza</strong> però <strong>trascurare bellezza, qualità, innovazione e tendenze</strong>.</p>
<p>A<em> So Critical So Fashion </em>puoi trovare:</p>
<ul>
<li>uno spazio espositivo in cui 20 realtà selezionate avranno a disposizione un corner per la vendita della collezione in corso e della collezione P/E 2012</li>
<li>performance artistiche tra moda e musica</li>
<li>un luogo in cui esprimersi e imparare partecipando a workshop e laboratori creativi tenuti da professionisti del settore</li>
<li>un luogo in cui intrecciare relazioni, attivare contatti e partecipare alle iniziative e di approfondimento</li>
<li>uno spazio per rilassarsi ascoltando musica e gustare cibo biologico e a km zero</li>
</ul>
<p><strong>Esposizioni, concerti, laboratori </strong>per bambini e adulti, <strong>corsi </strong>di taglio e cucito, di maglia e uncinetto, di stencil, incontri per trattare il tema della moda libera dal maltrattamento degli animali&#8230; Tra i laboratori ce n&#8217;è anche uno per imparare a<strong> riconoscere materiali e tessuti</strong> e indicare ad occhi chiusi il B.e Quality Cotton.</p>
<p>A tal proposito, per un consumo critico, rispettoso dell&#8217;ambiente e un guardaroba sano risulta interessante il libro di Rita Dalla Rosa <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__vestiti-che-fanno-male.php?pn=62"><strong><em>Vestiti che fanno male</em></strong></a>, con utili consigli su come<strong> orientarsi al momento dello shopping</strong> per evitare anche fastidiose dermatiti (o peggio!) causate dai prodotti chimici utilizzati nella produzione degli indumenti.</p>
<p>L’evento<em> So Critical So Fashion</em> è gratuito e aperto a tutti e avrà luogo nella location di Frigoriferi Milanesi, luogo di incontro e di scambio dedicato all’Arte e alla Cultura, in Via Giovanni Battista Piranesi 10 a Milano.<br />
Qui è possibile consultare il programma: <a href="http://www.criticalfashion.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/SCSF-Programma-23.24.25-settembre-2011_al-8.09.pdf" target="_blank">http://www.criticalfashion.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/SCSF-Programma-23.24.25-settembre-2011_al-8.09.pdf</a></p>
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		<title>Frutta e verdura sempre fresca</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 14:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[frutta e verdura]]></category>
		<category><![CDATA[marmellate]]></category>
		<category><![CDATA[ricette]]></category>

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		<description><![CDATA[ Se mangiare frutta e verdura ogni giorno è di per sè una buona abitudine, diventa ancora più necessario durante i mesi estivi, quando il caldo fa sì che il nostro organismo necessiti di maggiori riserve di acqua, vitamine e sali minerali, oltre che di cibi che non rendano troppo difficoltosa la digestione.
Secondo stime della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2367" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="sgranocchia-frutta" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2011/07/sgranocchia-frutta.jpg" alt="sgranocchia-frutta" width="139" height="180" /> Se mangiare <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__sgranocchia-frutta-e-verdura.php?pn=62">frutta e verdura</a> ogni giorno è di per sè una buona abitudine, diventa ancora più necessario durante i mesi estivi, quando il caldo fa sì che il nostro organismo necessiti di maggiori riserve di<strong> acqua, vitamine e sali minerali</strong>, oltre che di cibi che non rendano troppo difficoltosa la digestione.</p>
<p>Secondo stime della Coldiretti però<strong> fino al 25% di frutta e verdura rischia di finire nella spazzatura</strong> perchè marcisce prima di arrivare nei nostri piatti. Come fare allora per <strong>evitare gli sprechi</strong> e godere sempre di vegetali freschi? Possiamo provare a seguire i consigli elargiti dalla Coldiretti in un vademecum salva-freschezza!</p>
<p>E allora, quando ci si trova <strong>nel punto di vendita</strong> occorre:</p>
<ol>
<li>effettuare<strong> acquisti ridotti e ripetuti</strong> nel tempo;</li>
<li>scegliere i <strong>frutti con il giusto grado di maturazione</strong>, non appassiti, con aspetto turgido e non eccessivamente necrotizzati nei punti di taglio;</li>
<li>verificare l&#8217;etichettatura e preferire le <strong>produzioni </strong>e le <strong>varietà locali</strong> da acquistare direttamente dai produttori o nei mercati contadini che non essendo soggette a lunghi tempi di trasporto durano di più;</li>
<li>preferire <strong>varietà di stagione </strong>che hanno tempi di maturazione naturali;</li>
<li>prediligere, compatibilmente con le esigenze, <strong>frutti interi</strong> (esempio cocomero) che si conservano più a lungo.
<p>Per quanto riguarda il <strong>trasporto </strong>è bene:</li>
<li>fare la spesa poco prima di recarsi a casa ed <strong>evitare di lasciare troppo a lungo</strong> la frutta e verdura <strong>dove il sole e le alte temperature favoriscono i processi di maturazione</strong></li>
<li>è opportuno nel caso di trasferimento con auto climatizzata riporre i prodotti nel <strong>sedile posteriore</strong> piuttosto che nel bagagliaio, ma occorre anche</li>
<li>mantenere<strong> separate </strong>le confezioni delle <strong>diverse varietà</strong> di frutta e verdura acquistate che vanno riposte in <strong>contenitori di carta</strong> piuttosto che in buste di plastica.<strong>
<p>Tra le mura domestiche</strong> infine:</li>
<li>bisogna mantenere<strong> separata la frutta e verdura che si intende consumare a breve </strong>da <strong>quella che si intende conservare</strong> più a lungo: la prima può essere messa in un portafrutta al buio eventualmente coperta da un tovagliolo e comunque lontano dai raggi del sole, mentre la seconda va posta in frigorifero, ma lontano dalle pareti refrigeranti</li>
<li>in ogni caso è opportuno che la<strong> frutta</strong> venga posta<strong> stesa sul contenitore</strong> per evitare ammaccature e sviluppo di marcescenze.</li>
</ol>
<p>E se proprio ci siamo accorti di avere esagerato con la spesa e di non riuscire a consumare tutto per tempo, allora possiamo sempre pensare di preparare qualche<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/__libri/_alimentazione_cucina/_marmellate_conserve_confetture/?pn=62"> confettura o marmellata</a> golosa!</p>
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		<title>Libera la tua voglia di cambiare, fà la cosa giusta!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 12:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Prodotti naturali]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
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		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ottava edizione della Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili si terrà dal 25 al 27 marzo a Milano presso i padiglioni 2 e 4 di fieramilanocity. La fiera risponde a un’inquietudine, a un desiderio di prendere posizione e di compiere scelte consapevoli nella propria vita. Così si presenta l’edizione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2302" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="manuale-consumatore" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2011/03/manuale-consumatore.jpg" alt="manuale-consumatore" width="129" height="180" />L&#8217;ottava edizione della <strong>Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili </strong>si terrà <strong>dal 25 al 27 marzo a Milano</strong> presso i padiglioni 2 e 4 di fieramilanocity. La fiera risponde a un’inquietudine, a un desiderio di prendere posizione e di compiere scelte consapevoli nella propria vita. Così si presenta l’edizione di quest’anno:</p>
<p>“Quest&#8217;anno la nostra scommessa è riassunta nello slogan &#8220;<strong>Libera la tua voglia di cambiare</strong>&#8220;. Crediamo, infatti, che sia possibile attraverso un cambiamento profondo, <strong>costruire un mondo rispettoso dell&#8217;ambiente e dei diritti umani</strong>.</p>
<p>Tuttavia per crearlo è necessario cambiare i consumi, le modalità di produzione e le politiche pubbliche in pratiche che mettano al centro i<strong> valori della solidarietà e della responsabilità</strong>.</p>
<p>Questo cambiamento è possibile e sta già verificandosi!</p>
<p>A <strong>Fa&#8217; la cosa giusta!</strong> incontrerai più di 700 realtà, che in rete, hanno deciso di rispondere a questa sfida: si sono liberate dai vecchi schemi e dalle vecchie convinzioni che regolano il mercato e hanno costruito un&#8217;economia nuova, in costante crescita. Un&#8217;economia che, offrendo prodotti e servizi sostenibili, permette a ciascuno di noi di compiere la <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__manuale-del-consumatore-consapevole.php?pn=62"><strong>scelta giusta in ogni ambito della nostra esistenza</strong></a>: dall&#8217;alimentazione alla moda critica, dal risparmio energetico alla mobilità sostenibile, dal commercio equo solidale al turismo sotenibile.</p>
<p>Possiamo cambiare questo mondo insieme compiendo ogni giorno un piccolo, ma significativo gesto come ad esempio: bere l&#8217;acqua del rubinetto, utilizzare i mezzi pubblici oppure scegliere veicoli elettrici o a gpl, mangiare frutta e verdura di stagione..</p>
<p>Siamo convinti che, venendo in fiera, ogni persona sarà travolta da una forza positiva e frizzante capace di rendere il cambiamento verso uno stile di vita sostenibile una scelta piacevole e inevitabile!”</p>
<p>Grande protagonista della fiera sarà l&#8217;alimentazione, con una sezione speciale completamente dedicata al cibo buono e giusto: non solo <strong>agricoltura biologica o biodinamica, produttori a filiera corta o a km zero</strong>, ma anche <strong>ricette contro lo spreco</strong> e percorsi interattivi alla scoperta dei nostri prodotti culinari. All&#8217;interno della sezione speciale <em>Mangia come parli</em>,  si terrà l&#8217;iniziativa “La cucina fa spettacolo”: sette laboratori per imparare a cucinare rispettando l&#8217;ambiente. Se vuoi imparare a cucinare a costo zero con scarti di stagione, oppure se ti piacerebbe imparare nuove ricette a base di prodotti equo-solidali, iscriviti per tempo ai laboratori di cucina (http://eventi.terre.it/default.php?idm=3&amp;idn=107)</p>
<p>Ci sarà spazio anche per la <strong>moda critica e sostenibile</strong>, e all’interno di Critical Fashion, i laboratori per imparare pratiche di oreficeria, di riuso e di creazione sartoriale, oltre ad incontri per insegnare ai bambini a realizzare copertine per libri o quaderni, borsette, astucci, utilizzando rotoli di scarti di feltro da lavorazione industriale.</p>
<p><strong>12 in tutto le sezioni tematiche</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Critical fashion</strong>;</li>
<li><strong>Mangia come parli</strong> (Agricoltura biologica e a &#8220;Km zero&#8221;);</li>
<li><strong>Eco-prodotti</strong> (per vivere quotidianamente in modo naturale);</li>
<li><strong>Viaggiare leggeri</strong> (Mobilità sostenibile);</li>
<li><strong>Editoria indipendente e di progetto</strong>;</li>
<li><strong>Commercio equo e solidale</strong>;</li>
<li><strong>Pace e partecipazione</strong>;</li>
<li><strong>Monelli ribelli</strong> (Sezione bambini, giochi, prodotti e laboratori per i più piccoli);</li>
<li><strong>Turismo solidale</strong>;</li>
<li><strong>Sprigioniamoci</strong> (Economia carceraria, prodotti e servizi che quotidianamente vengono realizzati in carcere);</li>
<li><strong>Abitare sostenibile</strong> (come vivere meglio in case sane e energeticamente efficienti);</li>
<li><strong>Servizi sostenibili per le imprese</strong>.</li>
</ul>
<p>Per annunciare l’evento per le strade di Milano si organizzerà questo <strong>sabato 19 marzo una pedalata pre-fiera</strong>. Il punto d’incontro sarà alle 14.00 presso la sede di Terre di mezzo (via Calatafimi 10 a Milano).</p>
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		<title>Corso intensivo di agricoltura biodinamica</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 08:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione naturale]]></category>
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		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[orto]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biodinamica]]></category>
		<category><![CDATA[qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto dell'ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Una notizia che interesserà gli agricoltori, i giardinieri, i tecnici, gli studenti così come in generale tutti gli appassionati del mondo agricolo e dei metodi di coltivazione nel rispetto dell’ambiente.
Dal 16 al 20 di febbraio 2011 si terrà presso l’Istituto Lama Tzog Khapa di Pomaia (Pisa) un Corso intensivo, teorico e pratico di AGRICOLTURA BIODINAMICA, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2258" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="cura-orto-biodinamico" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2011/01/cura-orto-biodinamico.jpg" alt="cura-orto-biodinamico" width="128" height="180" />Una notizia che interesserà gli agricoltori, i giardinieri, i tecnici, gli studenti così come in generale tutti gli <strong>appassionati del mondo agricolo e dei metodi di coltivazione nel rispetto dell’ambiente</strong>.</p>
<p><strong>Dal 16 al 20 di febbraio</strong> 2011 si terrà presso l’Istituto Lama Tzog Khapa di Pomaia (Pisa) un <strong>Corso intensivo, teorico e pratico di AGRICOLTURA BIODINAMICA</strong>, dal titolo “La Fertilità della Terra e il Benessere dell’Uomo”.</p>
<p>L&#8217;agricoltura biodinamica si propone come un&#8217;agricoltura moderna che ha a cuore la salvaguardia della<strong> qualità della nostra alimentazione e della nostra vita</strong>. Le tecniche dell&#8217;agricoltura biodinamica affrontano e risolvono i problemi dell&#8217;agricoltore, aiutandolo a ristabilire la fertilità della propria azienda.</p>
<p>Il corso prevede molte lezioni pratiche e si propone di spiegare come ristabilire la fertilità della terra attraverso la formazione dell&#8217;humus e di altri preziosi accorgimenti.</p>
<p>I docenti sono:<br />
<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_paolo_pistis.php?pn=62"><strong>Paolo Pistis</strong></a>, agrotecnico consulente per l&#8217;agricoltura biodinamica, autore di<em> <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__cura-dell-orto-e-del-giardino-biodinamico.php?pn=62">La Cura dell&#8217;Orto e del Giardino Biodinamico</a></em> e di<em> <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__fertilita_della_terra_benessere_dell_uomo.php?pn=62">La Fertilità della Terra per il Benessere dell&#8217;Uomo</a></em>; <strong>Fabio Fioravanti</strong>, esperto in agricoltura biodinamica e <strong>Gabriele Squaiella</strong>, naturopata.</p>
<p>Mercoledì 16 febbraio Paolo Pistis presenterà i <strong>diversi metodi di lavorare la terra</strong>, spiegherà i ritmi vitali nella terra e nelle piante e ci illustrerà la formazione dell’humus e il ciclo dell’azoto.</p>
<p>Giovedì 17 sempre Pistis parlerà dell’<strong>organismo agricolo biodinamico</strong> e del preparato biodinamico ‘500’ per favorire la formazione dell’humus. Nel pomeriggio si svolgerà una pratica in campagna: la dinamizzazione del preparati e la loro irrorazione. Gabriele Squaiella parlerà quindi della qualità agricola e alimentare e dell’importanza di un cibo sano per lo sviluppo interiore.</p>
<p>Venerdì 18 Pistis esporrà le <strong>tecniche di compostaggio e i preparati biodinamici da cumulo</strong>. Dopo una pratica in campagna (allestimento e compostaggio di un cumulo biodinamico), Fabio Fioravanti parlerà delle rotazioni e consociazioni vegetali e dell’uso dei macerati in orticoltura biodinamica.</p>
<p>Sabato 19 Pistis presenterà il<strong> calendario delle semine e delle lavorazioni</strong> e parlerà delle esperienze e sperimentazioni scientifiche del metodo biodinamico in Europa e nel mondo. Seguirà una pratica in campagna (pasta per tronchi e sue varianti), si esporranno i metodi di analisi per determinare la qualità degli alimenti e si chiuderà la giornata in bellezza con una serata conviviale.</p>
<p>Domenica 20 infine Pistis parlerà del <strong>controllo biologico e biodinamico dei parassiti </strong>ed esporrà le tecniche per il controllo delle erbe infestanti. Alle 14 si svolgerà una breve visita del territorio agricolo adiacente l’Istituto, aperta anche ai familiari dei partecipanti del corso.</p>
<p>La quota del corso è di 215 euro + IVA<br />
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi alla segreteria dell’ILTK, in orario d’ufficio.<br />
Tel. 050-685654 &#8211; Fax 050-685695 &#8211; e.mail: segreteria@iltk.it</p>
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		<title>Libertá e alimentazione responsabile</title>
		<link>http://www.bloglibri.it/liberta-e-alimentazione-responsabile/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione consapevole]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Spesso, alla fine di una conferenza sul declino della vita rurale e dell&#8217;agricoltura in America, qualcuno dell&#8217;uditorio chiede: &#8220;Cosa può fare chi abita in città?&#8221; &#8220;Mangiare responsabilmente&#8221; rispondo di solito. Naturalmente cerco di spiegare cosa intendo con questa espressione, ma mi sembra sempre di non aver detto abbastanza. Adesso vorrei cercare di offrire una spiegazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2052" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="alimentazione_come_ecologia" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/09/alimentazione_come_ecologia.jpg" alt="alimentazione_come_ecologia" width="127" height="180" />&#8220;Spesso, alla fine di una conferenza sul declino della vita rurale e dell&#8217;agricoltura in America, qualcuno dell&#8217;uditorio chiede: &#8220;Cosa può fare chi abita in città?&#8221; &#8220;<strong>Mangiare responsabilmente</strong>&#8221; rispondo di solito. Naturalmente cerco di spiegare cosa intendo con questa espressione, ma mi sembra sempre di non aver detto abbastanza. Adesso vorrei cercare di offrire una spiegazione più ampia.</p>
<p>Comincio dall&#8217;affermazione che <strong>mangiare è un atto agricolo ed ecologico</strong>. Mangiare conclude il dramma annuale dell&#8217;economia alimentare che inizia con la semina e la nascita.</p>
<p>Molti mangiatori non sanno più che questo è vero. Pensano all&#8217;alimentazione come produzione agricola, forse, ma non si considerano parte dell&#8217;agricoltura. Si considerano &#8220;consumatori&#8221;. Se pensano un po&#8217; più a fondo, devono riconoscere di essere <strong>consumatori passivi</strong>. Comprano quello che vogliono, o quello che sono stati persuasi a volere, nei limiti di ciò che possono comprare. Pagano, per lo più senza protestare, il prezzo che viene chiesto. E <strong>in genere non sanno nulla degli argomenti fondamentali sulla qualità e il costo di produzione di ciò che gli viene venduto</strong>: quanto sia veramente fresco, quanto sia puro o pulito, o libero da pericolose sostanze chimiche, da che distanza arriva e quanto il trasporto ha aggiunto al costo, quanto la trasformazione industriale, l&#8217;imballaggio e la pubblicità incidano sul prezzo.</p>
<p>(…) Per loro … l&#8217;alimentazione è un&#8217;idea parecchio astratta, una cosa che non conoscono né immaginano, finché non compare sulla tavola o sullo scaffale dei prodotti alimentari.</p>
<p>(…) I clienti abituali dell&#8217;industria alimentare hanno sempre più la tendenza a diventare dei meri consumatori, passivi, acritici e dipendenti. Questo tipo di consumo può essere considerato sicuramente uno degli obbiettivi principali della produzione industriale. Gli industriali dell&#8217;alimentazione sono riusciti a persuadere milioni di consumatori a preferire alimenti già pronti. Coltivano, cucinano, vi portano i pasti e (proprio come la vostra mamma) vi supplicano di mangiare. Non vi offrono ancora di infilarvelo in bocca premasticato solo perché non hanno ancora scoperto un modo di farlo che permetta di aumentare i profitti. Possiamo star sicuri che sarebbero ben contenti di scoprirlo. <strong>Il consumatore industriale ideale sarebbe legato a una tavola con un tubo in bocca che va direttamente dall&#8217;impianto alimentare al suo stomaco</strong>.</p>
<p>Forse esagero, ma non di molto. Il <strong>mangiatore industriale</strong> infatti non sa che mangiare è un atto agricolo, <strong>non conosce più né immagina i collegamenti che esistono fra l&#8217;atto di mangiare e la terra</strong> ed è perciò necessariamente passivo e acritico, in parole povere, una vittima. Quando il cibo, nelle menti di coloro che lo mangiano, non è più legato all&#8217;agricoltura e alla terra, si soffre di un&#8217;amnesia culturale pericolosa e fuorviante. L&#8217;attuale visione della futura &#8220;casa di sogno&#8221; comprende il far la spesa &#8220;senza fatica&#8221; da una lista di beni disponibili su un monitor televisivo e mangiare cibo precotto attraverso il controllo remoto. Ovviamente tutto ciò dipende e implica una perfetta ignoranza della storia del cibo consumato.</p>
<p>(…) Ancora (ogni tanto) ci ricordiamo che non siamo liberi se le nostre menti e parole sono controllate da qualcun altro. Ma abbiamo omesso di capire che<strong> non possiamo essere liberi se il nostro cibo e le sue risorse sono controllate da qualcun altro</strong>. La condizione del consumatore passivo di alimenti non è una condizione democratica.</p>
<p>(…)&#8221;La vita non è poi molto interessante&#8221; sembriamo aver deciso. &#8220;Lasciamo che le sue soddisfazioni siano minimali, veloci e distratte&#8221;. <strong>Attraversiamo di corsa i nostri pasti per andare a lavorare e attraversiamo di corsa il nostro lavoro per andarci a &#8220;ricreare&#8221;</strong> la sera, nei fine-settimana o nelle vacanze.</p>
<p>(…) Il consumatore americano passivo, seduto davanti a un pasto di alimenti precotti o di fast-food, vede un piatto ricoperto di sostanze inerti, anonime, che sono state trasformate, colorate, impanate, riempite di salsa, devitalizzate, macinate, spappolate, artificializzate, frullate, ingraziosite e igienizzate al di là di ogni somiglianza a qualsiasi parte di qualsiasi creatura sia mai vissuta su questa terra. <strong>I prodotti della natura e dell&#8217;agricoltura sono stati resi, all&#8217;apparenza, prodotti dell&#8217;industria</strong>. Sia chi mangia sia chi è mangiato viene così esiliato dalla realtà biologica. Ne risulta un tipo di solitudine senza precedenti nell&#8217;esperienza umana, in cui chi mangia può pensare al mangiare come una mera transazione commerciale fra lui e un fornitore e poi come uno scambio esclusivamente di appetito fra se stesso e il proprio cibo…&#8221;<br />
Tratto da <em>Il piacere di mangiare</em> di Wendell Berry, in <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__lalimentazione_come_ecologia.php?pn=62"><strong>L&#8217;alimentazione come ecologia</strong></a></p>
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		<title>Contro gli sprechi ieri e oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 08:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’altro giorno nel sito di TreeHugger ho trovato un link a una presentazione di alcuni poster delle due guerre mondiali. I messaggi che vengono trasmessi sono quelli di coltivare il proprio cibo, camminare al posto di guidare la macchina, ridurre gli sprechi e conservare.
Durante il periodo delle Guerre Mondiali, il concetto di guerra come onnicomprensivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1913" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="discorso_su_decrescita" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/08/discorso_su_decrescita.jpg" alt="discorso_su_decrescita" width="126" height="180" />L’altro giorno nel sito di TreeHugger ho trovato un link a una presentazione di alcuni <strong>poster delle due guerre mondiali</strong>. I messaggi che vengono trasmessi sono quelli di <strong>coltivare il proprio cibo, camminare al posto di guidare la macchina, ridurre gli sprechi e conservare</strong>.</p>
<p>Durante il periodo delle Guerre Mondiali, il concetto di guerra come onnicomprensivo di ogni aspetto della vita è stata ampiamente promosso, sentito e vissuto. Questi poster volevano mobilitare le persone, chiamarle al sacrificio e alla partecipazione. Ai cittadini veniva chiesto di contribuire con tempo e soldi per produrre e conservare le risorse.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1915" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="don't buy it" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/08/dont-buy-it.jpg" alt="don't buy it" width="178" height="240" />Nonostante il fine non fosse la salvaguardia dell’ambiente, e la spinta per la promozione dei buoni propositi di riciclare, riparare e consumare il giusto non nascesse dall’amore per il pianeta, ho trovato alcuni di questi poster interessanti per una riflessione. Quello che mi è piaciuto di più rappresenta una coppia che osserva un elefante in vendita. La scritta nel poster dice ‘se non ne hai bisogno non comprarlo’ e trovo che sia un’immagine molto riuscita di un <strong>messaggio contro lo spreco e il consumismo sfrenato</strong>, e l’immagine dell’elefante, immenso e non necessario per una famiglia, rende benissimo l’idea.</p>
<p>Per il tema della decrescita come scelta consapevole e nuovo sistema di valori nel mondo attuale è interessante il libro <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__discorso_sulla_decrescita.php?pn=62"><strong>Discorso sulla decrescita</strong></a> di Maurizio Pallante.</p>
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		<title>Tutti pronti per un&#8217;ecovacanza!</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 08:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può essere responsabili e consapevoli dell’ambiente anche in vacanza. Per chi ancora non ha programmato nessun viaggio, Legambiente e Touring Club Italiano vi segnalano nella Guida Blu 2010 le località di vacanza dove incontrerete qualità ambientale e gestione sostenibile dei territori.
Sono luoghi che hanno scommesso sulla qualità a trecento sessanta gradi e che coniugano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1878" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="guida_blu" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/08/guida_blu.jpg" alt="guida_blu" width="105" height="180" />Si può essere responsabili e consapevoli dell’ambiente anche in vacanza. Per chi ancora non ha programmato nessun viaggio, Legambiente e Touring Club Italiano vi segnalano nella<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__guida-blu-2010.php?pn=62"><strong> Guida Blu 2010 </strong></a>le località di vacanza dove incontrerete <strong>qualità ambientale e gestione sostenibile dei territori</strong>.<br />
Sono luoghi che hanno scommesso sulla qualità a trecento sessanta gradi e che coniugano l&#8217;offerta turistica con il rispetto dell&#8217;ambiente. Non importa che siano luoghi incontaminati o località animate: <strong>oltre ad un mare pulito si possono trovare progetti per una migliore gestione dei rifiuti e qualità dell&#8217;aria, valorizzazione del paesaggio e dell&#8217;offerta enogastronomica</strong>, e una corretta pianificazione del territorio per condizioni migliori di soggiorno.</p>
<p>Per festeggiare i 10 anni della Guida, Touring Editore ha operato un restyling radicale e l&#8217;ha resa ancora più funzionale e pratica da consultare. Sono state inoltre aggiunte<strong> introduzioni di carattere storico, culturale e paesaggistico</strong> ai capitoli regionali e sono state ampliate le descrizioni delle <strong>località che hanno ottenuto da 1 a 5 &#8221;vele&#8221;</strong>, il prestigioso riconoscimento attribuito ogni anno dalla Goletta Verde di Legambiente. Un’altra novità dell’edizione di quest’anno è data dall’introduzione di <strong>itinerari in barca</strong> per coloro che desiderano scoprire questo affascinante modo di viaggiare. 14 itinerari alla portata di tutti per scoprire il mare e le sue bellezze, con un manuale di istruzioni e norme per il &#8220;diportista della domenica&#8221;.</p>
<p>Comieco (il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica) ha stilato un<strong> decalogo</strong> da seguire prima e durante le vacanze per sottolineare<strong> l’importanza dei piccoli gesti</strong> che portano grandi numeri: “se ogni italiano in vacanza differenziasse dal resto dei rifiuti 3 riviste, 3 quotidiani, una scatola dei gelati e la scatola della crema solare, sarebbe possibile raccogliere circa 120.000 tonnellate di carta e cartone: un’intera discarica evitata che grazie alla raccolta differenziata torna ad essere una risorsa per la nostra economia.”</p>
<p>Ecco i consigli che offre per una <strong>ecovacanza</strong>:<br />
1. Prima di partire <strong>controllare che tutti gli elettrodomestici siano spenti </strong>e non in stand-by. Se ci si allontana da casa per un lungo tempo scollegare tutte le spine, soprattutto il frigorifero: sarà una benedizione per l’ambiente e per le bollette.<br />
2. Alla partenza<strong> controllare i pneumatici della macchina</strong>: la giusta pressione nelle gomme riduce il consumo di carburante e quindi le immissioni di CO² dell’auto. Se non è possibile fare la “partenza intelligente”, e ci si ritrova in coda in autostrada per lunghi periodi di tempo, caldo permettendo, spegnere il motore.<br />
3. Una<strong> guida senza brusche accelerate e frenate</strong> fa bene all’ambiente, all’automobile e all’umore dei suoi passeggeri.<br />
4. <strong>In spiaggia o durante un picnic assicurare sacchetti di plastica, giornali o cartacce </strong>sotto un sasso o una busta: basta un colpo di vento per rendersi inconsapevoli complici di un eco-misfatto!<br />
5. Il <strong>nocciolo della frutta</strong> è biodegradabile, ma non si decompone in 24 ore: prima di buttarlo per terra pensiamo a cosa succederebbe se tutti facessero lo stesso.<br />
6. La gran parte dei comuni di villeggiatura in occasione dell’estate rinforza i servizi di<strong> raccolta differenziata</strong>: è giusto premiare i loro sforzi separando ciò che può essere differenziato.<br />
7. Dovunque andiamo ricordiamoci di <strong>portare sempre un sacchetto dove gettare i rifiuti</strong>, anche quelli piccoli, come i mozziconi di sigaretta che infestano le spiagge nostrane.<br />
8. <strong>Limitiamo l’entusiasmo da condizionatore</strong>: molti alberghi e resort sono dotati di condizionatori in grado di ricreare un clima polare anche quando fuori ci sono 35 gradi. Per dormire sonni tranquilli ed evitare consumi inutili è sufficiente regolare la temperatura del condizionatore cinque gradi al di sotto di quella esterna.<br />
9. <strong>Affittare la bicicletta al posto del motorino</strong>. Per chi è in barca, meglio andare a vela che a motore.<br />
10. Le chiacchiere da ombrellone sono lo sport nazionale dell’estate: passiamo parola e <strong>coinvolgiamo parenti e amici sull’importanza di rispettare l’ambiente anche in vacanza</strong>.</p>
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		<title>Un anno contro lo spreco</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 14 luglio si è tenuta a Roma la conferenza stampa di apertura di “Un anno contro lo spreco”, il primo progetto in Europa nato per scoprire le cause dello spreco e soprattutto per imparare a ridurlo.
Tra Roma, Torino, Ferrara, Bruxelles e Bologna, “Un anno contro lo spreco” porterà sotto le luci dei riflettori: lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1799" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="elogio_dello_spr_eco" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/07/elogio_dello_spr_eco.jpg" alt="elogio_dello_spr_eco" width="119" height="180" />Il 14 luglio si è tenuta a Roma la conferenza stampa di apertura di “<strong>Un anno contro lo spreco</strong>”, il primo progetto in Europa nato <strong>per scoprire le cause dello spreco e soprattutto per imparare a ridurlo</strong>.</p>
<p><strong>Tra Roma, Torino, Ferrara, Bruxelles e Bologna</strong>, “Un anno contro lo spreco” porterà sotto le luci dei riflettori: lo spettacolo -SPR+ECO, illustrato da Altan e raccontato da Andrea Segrè e Massimo Cirri; il libro nero dello spreco in Italia; i pranzi contro lo spreco; il premio non sprecare.</p>
<p>Il progetto si pone come obiettivi principali la <strong>sensibilizzazione dell’opinione pubblica italiana ed europea sulle cause e le conseguenze dello spreco</strong>, sulle modalità per ridurlo e la promozione di una cultura orientata ai principi della sostenibilità.</p>
<p>Ogni anno in Italia, prima che il cibo giunga nei nostri piatti, se ne perde una quantità che potrebbe soddisfare i fabbisogni alimentari per l’intero anno di tre quarti della popolazione italiana, vale a dire 44.472914 abitanti.<br />
Eppure la sufficienza esiste già, nel mondo in cui viviamo.</p>
<p>–spr e +eco: “<strong>Meno spreco più ecologia uguale sufficienza</strong>, spiega <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__elogio-dello-spreco.php?pn=62"><strong>Andrea Segrè</strong></a>, l’ideatore di Last minute market. Dobbiamo sprecare di meno, abbandonare l’imperativo dell’abbondanza per raggiungere la sufficienza, un principio razionale dal punto di vista personale, organizzativo ed ecologico. Un principio anche etico e, se applicato ovunque, equo, solidale e sostenibile. Dobbiamo<strong> consumare più consapevolmente e responsabilmente</strong>”.</p>
<p>Da queste premesse, dalla consapevolezza che lo spreco alimentare ha ripercussioni a 360 gradi su ambiente, economia, salute e dalla necessità che questa consapevolezza sia prima possibile condivisa dai cittadini italiani, europei e dagli abitanti del pianeta, nasce il progetto “Un anno contro lo spreco 2010”: un articolato cartellone di iniziative che troverà il suo clou <strong>nel mese di ottobre 2010</strong> con la <strong>prima edizione delle Giornate europee contro lo spreco</strong>, <strong>di scena fra Bruxelles e Bologna, precedute da tre importanti tappe a Torino</strong>, in occasione dell’edizione 2010 del festival Torino spiritualità, <strong>a Ferrara</strong>, nell’ambito di Internazionale a Ferrara e della Conferenza dei presidi della Facoltà d’Agraria Italiane <strong>a Roma</strong>.</p>
<p>L’iniziativa prende vita da un’idea di Andrea Segrè sulla base dei sorprendenti, entusiastici riscontri conseguiti dal progetto Last minute market, promosso dall’ Università di Bologna &#8211; Facoltà di Agraria.<br />
Obiettivo della mobilitazione è la<strong> riduzione di almeno il 50% della quantità di sprechi alimentari</strong> lungo tutto la filiera alimentare, attraverso il coinvolgimento di tutti gli stakeholders coinvolti nella filiera alimentare (from farm to fork” ossia agricoltori, sistema distributivo e di commercializzazione), nonché la riduzione, entro il 2025, di almeno il 50% degli sprechi alimentari a livello globale come elemento imprescindibile delle politiche agro-alimentari, sia dei Paesi sviluppati che dei Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>“Un anno contro lo spreco” nel 2010 sarà dunque focalizzato sullo <strong>spreco delle risorse agro-alimentari e sulle sue conseguenze a livello alimentare e nutrizionale, economico e ambientale, sociale e politico</strong>. Negli anni successivi il progetto sarà dedicato anche a temi quali l’energia, l’acqua, le risorse.</p>
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		<title>Alimentazione e cambio climatico</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 08:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un’altra notizia che supporta l&#8217;idea che le scelte che compiamo con la nostra dieta personale siano molto importanti anche per la loro influenza sul cambio climatico: una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Global Environmental Change mostra che riducendo la quantità di carne e latticini consumata e cambiando le pratiche agricole, è possibile entro il 2055 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1728" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="agricoltura-disegnare-cielo" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/07/agricoltura-disegnare-cielo.jpg" alt="agricoltura-disegnare-cielo" width="127" height="180" />Un’altra notizia che supporta l&#8217;idea che le scelte che compiamo con la nostra dieta personale siano molto importanti anche per la loro influenza sul cambio climatico: una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Global Environmental Change mostra che<strong> riducendo la quantità di carne e latticini consumata e cambiando le pratiche agricole, è possibile entro il 2055 ridurre dell’84% le emissioni di metano e protossido di azoto</strong> – due gas serra molto più potenti del biossido di carbonio – provenienti da fonti agricole.</p>
<p>&#8220;La carne e il latte fanno la differenza,&#8221; dice il dott. Alexander Popp del PIK (Potsdam Institute for Climate Impact Research), autore principale di questo studio. &#8220;Un consumo ridotto potrebbe far diminuire le emissioni future di protossido di azoto e di metano provenienti dall&#8217;agricoltura a livelli inferiori a quelli del 1995.&#8221; Se aumenta ulteriormente il consumo di carne e latticini, anche le emissioni aumenteranno. Se i consumatori riducono il loro consumo di carne, però, le emissioni potrebbero diminuire di un 25% ogni dieci anni.</p>
<p>I ricercatori osservano che oltre a cambiamenti nelle scelte e nella domanda dei consumatori, che indicano come la cosa più importante, sono anche necessari<strong> cambiamenti nelle tecniche agricole</strong> per poter vedere una riduzione delle emissioni.</p>
<p>Assieme, il cambio nella domanda dei consumatori e quello nelle tecniche agricole, potrebbero ridurre dell’84% le emissioni di metano e protossido di azoto entro il 2055. Il protossido di azoto degli allevamenti industriali è anche la causa principale delle piogge acide. Miglioramenti potrebbero derivare da una migliore gestione delle acque e dall’uso di concime naturale.</p>
<p>Una proposta dei ricercatori del PIK è quella di introdurre un prezzo sulle emissioni di gas serra diversi dal CO2 provenienti dal settore agricolo, per scoraggiare l’applicazione delle pratiche ad alta emissione di gas serra e incentivare lo sviluppo di nuove tecnologie e l&#8217;applicazione di quelle esistenti.</p>
<p>Il libro <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__agricoltura_e_disegnare_il_cielo_ecologist.php?pn=62"><strong>Agricoltura é disegnare il cielo</strong></a>, uno dei volumi dell&#8217;Ecologist italiano, si colloca nel percorso di riscoperta dell&#8217;etica tradizionale e dell&#8217;agricoltura contadina come rispetto della terra.</p>
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		<title>Le “buone pratiche” della sostenibilità</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 08:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 28 al 30 maggio 2010 si svolgerà alla Fortezza da Basso a Firenze la settima edizione di Terra Futura. Terra Futura è una grande mostra-convegno strutturata in un’area espositiva e in un calendario di appuntamenti culturali, tra convegni, seminari, workshop, laboratori e momenti di animazione e spettacolo.
Nata dall’obiettivo di garantire un futuro al nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1535" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="terra_futura" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/05/terra_futura.jpg" alt="terra_futura" width="200" height="134" /><strong>Dal 28 al 30 maggio 2010</strong> si svolgerà alla <strong>Fortezza da Basso</strong> a <strong>Firenze </strong>la settima edizione di <strong>Terra Futura</strong>. Terra Futura è una grande <strong>mostra-convegno </strong>strutturata in un’<strong>area espositiva</strong> e in un calendario di <strong>appuntamenti culturali</strong>, tra convegni, seminari, workshop, laboratori e momenti di animazione e spettacolo.<br />
Nata dall’obiettivo di garantire un futuro al nostro pianeta, la manifestazione mette al centro <strong>le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale</strong>, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione della cosa pubblica&#8230;</p>
<p>Terra Futura vuole far conoscere e promuovere tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di governo, di consumo, produzione, finanza, commercio sostenibili: pratiche che, se adottate e diffuse, contribuirebbero a garantire la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli.</p>
<p>È un evento internazionale perché intende<strong> allargare e condividere la diffusione delle buone pratiche a una dimensione globale</strong>; perché internazionali sono i numerosi membri del suo comitato di garanzia, la dimensione dei temi trattati e i relatori chiamati ad intervenire ai tavoli di dibattito e di lavoro; infine, perché lo sono i progetti e le esperienze presenti o rappresentati ampiamente nell’area espositiva, che ospita realtà italiane ed estere.</p>
<p>Terra Futura si propone di formare operatori e cittadini con percorsi di approfondimento relativi alle grandi questioni del nostro tempo, <strong>per una cittadinanza sempre più attiva e responsabile</strong>; di favorire il dialogo tra istituzioni, imprese eticamente orientate, organizzazioni non profit, mondo della ricerca e cittadini,; di sensibilizzare le giovani generazioni, i cittadini e le famiglie ai temi della sostenibilità e a nuovi stili di vita, per l’adozione di comportamenti sempre più responsabili.</p>
<p>L&#8217;area espositiva di Terra Futura si articola in<strong> 13 sezioni espositive</strong> dove associazioni, enti, istituzioni e aziende eticamente orientate presentano servizi, iniziative, progetti e prodotti nell&#8217;ambito della sostenibilità. Tali sezioni sono:</p>
<p><strong>ABITARE NATURALE </strong><br />
Edilizia sostenibile, prodotti e tecnologie costruttive a basso impatto ambientale</p>
<p><strong>AZIONI GLOBALI&amp;WELFARE </strong><br />
Intercultura, pace, diritti umani, volontariato, sussidiarietà, welfare partecipativo, campagne di<br />
sensibilizzazione, finanza etica e cooperazione internazionale</p>
<p><strong>BIO CIBO&amp;COSE </strong><br />
Agricoltura biologica e biodinamica, prodotti ecologici e tessile naturale</p>
<p><strong>COMUNICARE LA SOSTENIBILITÀ </strong><br />
Media, editoria e comunicazione</p>
<p><strong>ECO-IDEA-MOBILITY</strong><br />
Mobilità sostenibile</p>
<p><strong>EQUOCOMMERCIO </strong><br />
Commercio equo e solidale Itinerari Educativi per la Sostenibilità</p>
<p><strong>ITINERARI EDUCATIVI PER LA SOSTENIBILITÀ</strong><br />
Educazione, orientamento, formazione e ricerca</p>
<p><strong>NUOVENERGIE </strong><br />
Energie rinnovabili, risparmio energetico ed ecoefficienza</p>
<p><strong>RETI DEL BUON GOVERNO </strong><br />
Reti associative pubbliche e istituzioni</p>
<p><strong>SALUTE+BENESSERE </strong><br />
Prevenzione e medicine non convenzionali</p>
<p><strong>TERRA DEI PICCOLI </strong><br />
Progetti, prodotti e servizi per bambini e genitori</p>
<p><strong>TURISMO ECO&amp;RESPONSABILE </strong><br />
Viaggi e vacanze sostenibili</p>
<p><strong>TUTELAMBIENTE </strong><br />
Tutela dell’ambiente e della biodiversità, riciclo e riuso</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1537" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="erbario-della-salute" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/05/erbario-della-salute.jpg" alt="erbario-della-salute" width="147" height="150" />Il programma prevede spettacoli teatrali, esibizioni di capoeira, iniziative speciali, proiezioni, laboratori, concerti, dibattiti, incontri di spiritualità interreligiosa per la pace e presentazioni di libri, come quella prevista per le 18 di stasera in cui<strong> Ferdinando Alaimo ci accompagnerà alla scoperta delle qualità curative ed energetiche delle piante medicinali</strong> più comuni nel nostro territorio presentandoci il suo libro “<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__erbario-della-salute.php?pn=62"><strong>Erbario della salute</strong></a>”.</p>
<p>L’ingresso è libero e gli orari di apertura sono:<br />
venerdì ore 9.00-20.00; sabato ore 9.30-21.00 (eventi e spettacoli fino alle ore 24.00); domenica ore 10.00-20.00</p>
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		<title>Vivere senza petrolio</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 08:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ennesimo disastro ecologico, questa volta nel Golfo del Messico, e il petrolio torna a coprire la vita di nero e a far parlare di sé. Qual è il prezzo dello sviluppo e quali sono i suoi limiti? È possibile un futuro senza petrolio? Nel libro Manuale di sopravvivenza alla fine del petrolio, Albert Bates ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1493" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="manuale_sopravvivenza_fine_" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/05/manuale_sopravvivenza_fine_.jpg" alt="manuale_sopravvivenza_fine_" width="143" height="180" />L’ennesimo disastro ecologico, questa volta nel Golfo del Messico, e il petrolio torna a coprire la vita di nero e a far parlare di sé. Qual è il prezzo dello sviluppo e quali sono i suoi limiti? È possibile un futuro senza petrolio? Nel libro <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__manuale-di-sopravvivenza-alla-fine-del-petrolio.php?pn=62"><strong>Manuale di sopravvivenza alla fine del petrolio</strong></a>, Albert Bates ci propone dodici passi per <strong>liberarci gradualmente dalla mentalità petrolio-dipendente</strong>. Bates analizza le questioni critiche del nostro tempo (riscaldamento globale, picco del petrolio, Pil, sovrappopolazione, energia, limiti delle risorse, decrescita, sostenibilità) e ci suggerisce di prepararci ad un futuro diverso da quello generalmente rappresentato, ad un ritorno alla sobrietà.</p>
<p>Ma oggi, <strong>quanto è presente il petrolio nella nostra vita quotidiana?</strong><br />
A questa domanda ha cercato di rispondere Meaghan O&#8217;Neill, editrice per TreeHugger and PlanetGreen.com. Questo è il risultato della sua ricerca:</p>
<p>&#8220;Con tutte le notizie e discussioni attorno alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo nel corso delle ultime due settimane, si è parlato molto (com&#8217;era prevedibile) della scienza che sta dietro al petrolio e alla sua produzione, del futuro dell’energia, e dell&#8217;economia che sta dietro a tutto ciò. Si parla molto di queste cose, ma quando lo pensi realmente, il petrolio pervade quasi tutti gli aspetti delle nostre vite. È ciò che usiamo per alimentare le nostre auto e farle andare, certamente, ma è anche apparentemente<strong> onnipresente in migliaia di prodotti insospettabili che usiamo ogni giorno</strong>. E per le donne in particolare, il petrolio e i sottoprodotti derivati sono nascosti in posti abbastanza subdoli.<br />
Oggi ho fatto un giro della mia casa pensando al mio regime di bellezza e moda tra la colazione e il pranzo – mi considero abbastanza verde, e una consumatrice molto consapevole – e ne sono uscita con dozzine di cose che sono fatte col petrolio o con suoi sottoprodotti.</p>
<p>Cerchiamo di essere chiari: il petrolio in sé e per sé non è necessariamente pericoloso o cattivo. Ma se veramente vogliamo pensare a come muoverci verso un futuro verde più luminoso, è meglio che affrontiamo la realtà: questa cosa è in quasi tutto ciò che usiamo; anche se stai usando prodotti di bellezza verdi, stai portando vestiti verdi e mangiando cibi sani, il petrolio è probabilmente in agguato dentro o intorno alle tue scelte di consumatore intelligente.<br />
Con tutto questo in mente, ho cominciato a fare una lista dei <strong>prodotti di moda e bellezza di uso comune usati dalla maggior parte delle donne ogni giorno</strong> che sono fatti col petrolio o contengono sottoprodotti del petrolio. Dacci un occhio e potresti sorprenderti. Quindi chiediti, cosa c’è nel mio shampoo, nell’ombretto o nella mia biancheria intima ecc? e potrei vivere senza?</p>
<p><strong>Il petrolio si nasconde nel tuo armadio in</strong>:<br />
1.Vestiti fatti con fibre sintetiche come l’acrilico,<br />
2. il nylon,<br />
3. il poliestere o<br />
4. rivestiti con finiture in formaldeide (anche il cotone organico potrebbe rientrare in questa categoria)<br />
5. calze<br />
6. bottoni<br />
7. la parte elastica della tua biancheria intima<br />
8. reggiseni<br />
9. scarpe da correre<br />
10. le suole delle tue scarpe<br />
11. jeans elastici e<br />
12. magliette o altri vestiti elastici<br />
13. orecchini di plastica<br />
14. braccialetti di plastica e<br />
15. collane di plastica</p>
<p><strong>Il petrolio si nasconde nel tuo bagno in</strong>:<br />
16. crema solare<br />
17. crema idratante<br />
18. ibuprofeno<br />
19. aspirina<br />
20. balsamo<br />
21. shampoo<br />
22. spazzola per capelli<br />
23. nastri per capelli<br />
24. forcine per capelli<br />
25. spazzolino da denti<br />
26. dentifricio<br />
27. sapone<br />
28. tamponi<br />
29. assorbenti</p>
<p><strong>Il petrolio si nasconde nel tuo beauty case in</strong>:<br />
31. rossetto<br />
32. mascara<br />
33. eyeliner<br />
34. rigonfia labbra<br />
35. vaselina<br />
36. smalto per unghie<br />
37. struccante<br />
38. gel<br />
39. lacca per capelli<br />
40. profumo<br />
41. fondotinta<br />
42. cipria<br />
43. ombretto<br />
44. correttore</p>
<p><strong>Il petrolio si nasconde nella tua borsa in</strong>:<br />
45. occhiali da sole<br />
46. iPod<br />
47. telefono cellulare<br />
48. mentine per l’alito<br />
49. chewingum<br />
50. lucidalabbra</p>
<p>È abbastanza per chiederci come abbiamo potuto farne a meno, e che altro c’è. Per scoprire cosa c’è nei prodotti di bellezza e di cura personale che usi, puoi controllare nell’Environmental Working Group&#8217;s Skin Deep Cosmetics Safety Database (www.cosmeticsdatabase.com). Per consigli su come rendere più verdi le proprie abitudini di bellezza conforntare la guida verde   (http://planetgreen.discovery.com/go-green/green-index/fashion-beauty-guides.html)”</p>
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		<title>15 ragioni per mangiare biologico</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione biologica]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>

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		<description><![CDATA[Da un articolo della dottoressa in medicina naturale e nutrizione olistica, Michelle Schoffro Cook ecco 15 ragioni per mangiare cibo biologico:
&#8220;1. In varie indagini, le ricerche di organizzazioni indipendenti hanno ripetutamente dimostrato come il cibo biologico sia più ricco in nutrienti rispetto ad altri tipi di cibo. Le ricerche dimostrano che i prodotti biologici hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1427" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="fantasie_cucina_biologica" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/05/fantasie_cucina_biologica.jpg" alt="fantasie_cucina_biologica" width="87" height="120" />Da un articolo della dottoressa in medicina naturale e nutrizione olistica, Michelle Schoffro Cook ecco <strong>15 ragioni per <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__fantasie-sapori_della_cucina_biologica.php?pn=62">mangiare cibo biologico</a></strong>:</p>
<p>&#8220;1. In varie indagini, le ricerche di organizzazioni indipendenti hanno ripetutamente dimostrato come il cibo biologico sia <strong>più ricco in nutrienti</strong> rispetto ad altri tipi di cibo. Le ricerche dimostrano che i prodotti biologici hanno <strong>maggior quantità di vitamina C, antiossidanti e minerali</strong>, calcio, ferro, cromo e magnesio.</p>
<p>2.<strong> Sono liberi dalle neurotossine</strong>, le tossine che sono dannose per il cervello e le cellule nervose. Una classe di pesticidi chiamati organofosfati, comunemente usata, fu sviluppata in principio per essere usata come gas nervino durante la prima guerra mondiale. Quando il suo uso non fu più necessario in guerra, l’industria adattò questo gas per uccidere i parassiti sui prodotti alimentari. Molti pesticidi sono tuttora considerati neurotossine.</p>
<p>3. <strong>Favoriscono la crescita del corpo e del cervello dei bambini</strong>. L’organismo in via di sviluppo dei bambini è più sensibile alle tossine di quanto non lo sia quello degli adulti. Scegliere il biologico aiuta ad alimentare i bambini senza esporli ai pesticidi e agli organismi geneticamente modificati, che hanno entrambi una breve storia di utilizzo, e quindi di informazioni sulla loro sicurezza.</p>
<p>4.<strong> Sono cibi reali, veri, non fabbriche di pesticidi</strong>. Il 18% di tutti i semi geneticamente modificati (e quindi gli alimenti che crescono da loro) sono progettati per produrre i loro propri pesticidi. Le ricerche dimostrano che questi semi possono continuare a produrre pesticidi dentro al tuo corpo una volta che hai mangiato gli alimenti nati da loro. Alimenti che sono in realtà fabbriche di pesticidi…no grazie.</p>
<p>5. L’EPA, l’Agenzia statunitense per la Protezione dell&#8217;Ambiente, stima che i pesticidi inquinano la fonte idrica primaria di metà della popolazione americana. L’agricoltura biologica è la migliore soluzione al problema. Comprare biologico aiuta a<strong> ridurre l’inquinamento della nostra acqua potabile</strong>.</p>
<p>6. Il cibo biologico<strong> sostiene la terra</strong> (quando le grandi imprese non ci mettono le mani). La produzione di cibo biologico esiste da migliaia di anni ed è una scelta sostenibile per il futuro. Paragona questo alle moderne pratiche dell’agricoltura che sono distruttive per l’ambiente a causa del vasto impiego di erbicidi, pesticidi, fungicidi e fertilizzanti, e che hanno portato a drastici danni ambientali in molte zone del mondo.</p>
<p>7. La scelta di alimenti biologici coltivati in aziende biologiche di piccole dimensioni aiuta a <strong>garantire il sostentamento delle famiglie di agricoltori indipendenti</strong>. Consideralo una versione domestica del commercio equo.</p>
<p>8. La maggior parte del cibo biologico semplicemente <strong>ha un sapore migliore</strong> rispetto all’equivalente cresciuto con pesticidi.</p>
<p>9. Il cibo biologico<strong> non è esposto al processo di maturazione artificiale con il gas</strong>, come lo sono invece alcuni tipi di frutta e verdura non biologica (come le banane).</p>
<p>10. Le<strong> aziende biologiche </strong>sono <strong>più sicure per gli agricoltori</strong>. Una ricerca della Scuola di Salute Pubblica di Harvard ha trovato un aumento del 70% della malattia di Parkinson tra coloro che sono esposti ai pesticidi. Scegliere alimenti biologici significa che più persone saranno in grado di lavorare nelle aziende agricole senza incorrere nel pericolo più elevato di contrarre il Parkinson o altre malattie.</p>
<p>11. Il cibo biologico<strong> sostiene l’habitat della fauna selvatica</strong>. Anche con la quantità di pesticidi comunemente usata la fauna selvatica viene danneggiata dall’esposizione ai pesticidi.</p>
<p>12. Mangiare biologico <strong>può ridurre il rischio di cancro</strong>. L’EPA, l’Agenzia statunitense per la Protezione dell&#8217;Ambiente considera il 60% degli erbicidi, il 90% dei fungicidi e il 30% degli insetticidi come potenzialmente cancerogeni. È ragionevole pensare che la rapida crescita della percentuale di cancro sia almeno in parte relazionata con l’uso di questi pesticidi cancerogeni.</p>
<p>13. Scegliere<strong> carne biologica diminuisce la tua esposizione agli antibiotici, agli ormoni sintetici e ai farmaci</strong> che dagli animali passano a te.</p>
<p>14. Il cibo biologico<strong> è provato e testato</strong>. Secondo alcune stime, gli alimenti geneticamente modificati compongono l’80% del consumo alimentare di una persona tipo. La modificazione genetica del cibo è ancora sperimentale. Evita di far parte di questa larga scala e di esperimenti non controllati.</p>
<p>15. Il cibo biologico<strong> sostiene una maggior biodiversità</strong>. La diversità è fondamentale per la vita del pianeta. Il cibo geneticamente modificato e non biologico si focalizza sulla monocoltura ad alto rendimento e sta distruggendo la biodiversità.&#8221;<br />
<em>15 Reasons to Eat Organic Food</em> di Michelle Schoffro Cook, dalla pagina di Planet Green</p>
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		<title>Piccoli gesti per rispettare la terra</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Esattamente una settimana fa si festeggiava la Giornata mondiale della terra, una festività riconosciuta da ben 175 nazioni che viene celebrata da quasi mezzo miliardo di persone. Tutto ebbe inizio il 22 aprile del 1970, quando 20 milioni di cittadini americani, rispondendo ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1396" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="shopping-250-consigli" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/04/shopping-250-consigli.jpg" alt="shopping-250-consigli" width="125" height="180" />Esattamente una settimana fa si festeggiava la <strong>Giornata mondiale della terra</strong>, una festività riconosciuta da ben 175 nazioni che viene celebrata da quasi mezzo miliardo di persone. Tutto ebbe inizio il 22 aprile del 1970, quando 20 milioni di cittadini americani, rispondendo ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. È da quarant’anni che si festeggia questa giornata per sottolineare la <strong>necessità della conservazione delle risorse naturali del Pianeta</strong> e valutare le sue problematiche: l&#8217;inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l&#8217;esaurimento delle risorse non rinnovabili.</p>
<p>Per eliminare gli effetti negativi delle attività dell&#8217;uomo sono state pensate soluzioni e <strong>la Coldiretti </strong>(la principale Organizzazione degli imprenditori agricoli a livello nazionale e a livello europeo) <strong>ha elaborato un decalogo per consumi sostenibili dal punto di vista climatico ed ambientale </strong>che consentono di ridurre la dipendenza dal petrolio e di tagliare le emissioni di gas ad effetto serra. Scegliere prodotti locali e di stagione, ridurre al minimo gli imballaggi, fare acquisti di gruppo, recarsi alla spesa riciclando le buste, ottimizzare il consumo di energia nella conservazione e nella preparazione dei cibi, evitare di apparecchiare con piatti e bicchieri di plastica sono, insieme alla raccolta differenziata, alcuni dei comportamenti suggeriti dalla Coldiretti.</p>
<p>Secondo le stime della Coldiretti, con<strong> semplici accorgimenti nella spesa e nel consumo degli alimenti</strong> ogni famiglia italiana può ridurre le emissioni di duemila chilogrammi di gas ad effetto serra (CO2 equivalenti) all&#8217;anno. La maggior parte dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole percorrono molti chilometri (per ogni pasto se ne stimano quasi 2000), e i lunghi viaggi e le incompetenze logistiche sono tra le principali responsabili su scala globale dell&#8217;emissione di gas a effetto serra. La massiccia importazione dall’estero e la commercializzazione di prodotti fuori stagione dà luogo a numerosi viaggi lungo le strade con relativi sprechi di petrolio ed emissioni inquinanti.</p>
<p>Questo il decalogo elaborato dalla Coldiretti per <strong>dare il nostro contributo per la salvaguardia dell’ambiente e del clima </strong>con accorgimenti riguardo ai nostri comportamenti a tavola:</p>
<ul>
<li>Preferire l&#8217;<strong>acquisto di prodotti locali</strong> che non devono subire lunghi trasporti con mezzi inquinanti;</li>
<li>scegliere<strong> frutta e verdura di stagione</strong> che non consumano energia per la conservazione;</li>
<li><strong>ridurre le intermediazioni</strong> fino a fare acquisti direttamente dal produttore per evitare passaggi di mano del prodotto che spesso significano inutili trasporti;</li>
<li><strong>privilegiare i prodotti sfusi</strong> che non consumano imballaggi;</li>
<li>acquistare<strong> confezioni formato famiglia</strong> rispetto a quelle monodose per ridurre il consumo di imballaggi per quantità di cibo consumato;</li>
<li>fare <strong>acquisti di gruppo</strong> (anche in condominio) per ridurre i consumi di energia nei trasporti per fare la spesa;</li>
<li><strong>riutilizzare le borse per la spesa e servirsi di quelle fatte con materiali biodegradabili</strong> di origine agricola nazionale o di tela invece di quelle in plastica;</li>
<li><strong>ottimizzare l&#8217;energia consumata</strong> nella preparazione e conservazione dei cibi con pentole e frigoriferi a basso impatto;</li>
<li><strong>evitare </strong>di servire a tavola con<strong> piatti e bicchieri di plastica</strong> che consumano energia e inquinano l&#8217;ambiente;</li>
<li>fare la <strong>raccolta differenziata</strong> per consentire il recupero di energia dai rifiuti prodotti.</li>
</ul>
<p>L’Earth Day, il giorno della Terra, da quasi quarant’anni si basa saldamente su questo principio: <strong>tutti</strong>, a prescindere dalla razza, dal sesso, da quanto guadagnino o dal luogo in cui vivono, <strong>hanno il diritto ad un ambiente sano e sostenibile</strong>. <strong><a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il-piccolo-libro-verde-dello-shopping.php?pn=62">Con le nostre scelte, anche noi ogni giorno possiamo dare il nostro piccolo contributo</a>.</strong></p>
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		<title>Il mondo secondo Monsanto</title>
		<link>http://www.bloglibri.it/il-mondo-secondo-monsanto/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[OGM - Alimenti transgenici]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
		<category><![CDATA[alimenti transgenici]]></category>
		<category><![CDATA[Monsanto]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nome della multinazionale Monsanto ultimamente è tornato a farsi sentire in giro, dopo la controversa decisione presa in marzo dalla Commissione europea di autorizzare la coltivazione della patata geneticamente modificata e l’importazione di alcune varietà di mais GM. Questo perché la Monsanto, ex azienda chimica ed ora società agricola che si dichiara incline ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1366" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="mondo-monsanto-dvd" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/04/mondo-monsanto-dvd.jpg" alt="mondo-monsanto-dvd" width="130" height="180" />Il nome della multinazionale Monsanto ultimamente è tornato a farsi sentire in giro, dopo la controversa decisione presa in marzo dalla Commissione europea di autorizzare la coltivazione della patata geneticamente modificata e l’importazione di alcune varietà di mais GM. Questo perché<strong> la Monsanto</strong>, ex azienda chimica ed ora società agricola che si dichiara incline ad aiutare i contadini a produrre alimenti più sani, <strong>possiede il 90% degli Ogm coltivati sul pianeta</strong>. Una multinazionale che produce erbicidi ed è titolare dal 1996 di un brevetto europeo su una sequenza genetica che, introdotta nel Dna della soia, la rende resistente al glifosato, ossia l’erbicida prodotto dalla stessa società. Una multinazionale che crea organismi modificati per non perdere la <strong>preminenza mondiale sul mercato dei pesticidi</strong>. Una multinazionale che secondo quanto ci racconta Vandana Shiva, sta ora premendo sul governo per leggi che prevedano il carcere per chi critica gli Ogm.</p>
<p>Ora, oltre al libro che ricostruisce la genesi di questo impero industriale, <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/dvd-video/__il-mondo-secondo-monsanto-documentario-in-dvd.php?pn=62"><strong>possiamo conoscere la storia della Monsanto anche grazie ad un documentario</strong></a> uscito ora anche in Italia e realizzato dalla stessa autrice del libro, la giornalista francese<strong> Marie-Monique Robin</strong>. Per prendere coscienza di ciò che accade nel mondo e di come l’alimentazione, l’ambiente e la vita delle persone può venir influenzata da fili tessuti nell’ombra.</p>
<p>Ecco cosa pensa delle organismi GM <strong>Pietro Perrino</strong>, dirigente di ricerca associato del Cnr di Bari, già direttore dell&#8217;Istituto del germoplasma:</p>
<p>&#8220;<em>In base ai suoi studi sugli Ogm, quali sono i pro e i contro del loro utilizzo? </em></p>
<p>Non vedo alcun pro legato all&#8217;utilizzo degli Ogm. Secondo me esistono solo contro. In base ai miei studi posso affermare che gli Ogm sono assolutamente inutili. Non è vero che, come dicono i sostenitori degli Ogm, possono rappresentare una soluzione per la fame nel mondo. I dati dimostrano infatti che<strong> le colture Ogm non rendono di più, non si ha una maggiore produzione o un aumento dei redditi degli agricoltori, ma anzi fanno aumentare i costi di produzione con un maggior uso di prodotti chimici, venduti dalle stesse multinazionali che producono Ogm, che inquinano l&#8217;ambiente, con ricadute negative sulla salute, sulla biodiversità e sugli ecosistemi</strong>.<br />
L&#8217;inquinamento causato dall&#8217;agricoltura industriale si potrebbe evitare con un altro tipo di agricoltura, quella biologica nelle sue più diverse forme. Alcuni sostengono che questo tipo di agricoltura produca di meno ma ciò non è assolutamente vero. Diversi studi, come il rapporto Fao o quello dei ricercatori dell&#8217;università del Michigan, che analizzando i dati ventennali di numerose realtà agricole su tutto il globo hanno dimostrato che l&#8217;agricoltura biologica produce tanto quanto l&#8217;agricoltura industriale nei Paesi sviluppati e molto di più nei Paesi in via di sviluppo, procura un maggiore reddito agli agricoltori è molto ma molto meno inquinante, migliora la struttura e fertilità del terreno, fissa tanto azoto che si può fare a meno dei fertilizzanti chimici azotati, dà raccolti più ricchi di nutrienti e microelementi, conserva meglio gli ecosistemi e li rende più resistenti ai patogeni. Lo stesso studio ha dimostrato che se tutte le aziende agricole del mondo si convertissero in aziende biologiche la produzione potrebbe sfamare oltre nove milioni di persone, cioè una popolazione di qualche miliardo superiore all&#8217;attuale.<br />
I dati dimostrano inoltre che <strong>dove si coltivano Ogm in maniera massiccia, come nel sud est asiatico, molti agricoltori si suicidiano</strong>. Questo avviene perché gli agricoltori sono<strong> costretti ad indebitarsi con le banche per comprare semi Ogm, fitofarmaci, erbicidi</strong> e, non riuscendo ad estinguere il debito, ricorrono al suicidio. A tutto ciò però, che è dimostrato dai fatti e spesso registrati dai giornali locali, i media continuano a non dare spazio. Quando si verifica uno tsunami la cui colpa non è direttamente attribuita all&#8217;uomo, i media si fanno grande concorrenza.</p>
<p><em>Lei sostiene che &#8220;è sbagliato continuare ad investire per una ricerca che oltre ad essere inutile è anche dannosa&#8221;, ci spiega cosa intende dire? </em></p>
<p>Certo, gli Ogm sono molto dannosi. Il Dna transgenico, contenuto nei cibi transgenici, è dannoso per la salute degli animali, uomo incluso, e questo è dimostrato da numerosi studi di esperti che però fanno fatica ad essere divulgati perché le riviste scientifiche si rifiutano di pubblicare i risultati di queste ricerche. <strong>I cibi transgenici provocano neoplasie di ogni genere: allergie, tumori, cancri, abbassamento delle difese immunitarie, riduzione della fertilità, aumento della mortalità</strong> e ciò per diverse generazioni.</p>
<p><em>In che modo? </em></p>
<p>Tutto sta nel capire cos&#8217;è il Dna transgenico. I geni per essere trasferiti da un individuo (donatore) ad un altro (ospite che diventa Ogm) vengono inseriti in particolari unità, dette costrutti e se non basta un costrutto se ne preparano diversi. L&#8217;insieme dei costrutti si chiama cassetta. In pratica, ciascun gene viene legato a due pezzi di Dna, il primo, detto promotore, segnala alla cellula di accendere il gene ed il secondo, detto terminatore, spegne il gene. In questo processo, apparentemente naturale, l&#8217;anomalia sta nel fatto che ciascun pezzo del costrutto ha origine diversa, spesso virale e spesso prelevato da virus mortali; il gene stesso o transgene può essere composto da Dna di diversa origine e almeno un costrutto contiene il gene responsabile della resistenza agli antibiotici e medicine, che resta nell&#8217;organismo transgenico (Ogm). E&#8217; proprio attraverso questo gene marcatore che si riconosce qual è la cellula che è stata traformata o resa transgenica. Servono infatti tantissimi tentativi per inserire il Dna transgenico in una cellula e sono pochissime le cellule che riescono a trasformarsi. Tali cellule possono essere identificate proprio perché hanno il gene resistente agli antibiotici. Ciò vuol dire che <strong>quando si mangia un cibo Ogm, si ingerisce anche il gene resistente all&#8217;antibiotico e, di conseguenza, quando si assumono antibiotici, questi non hanno più alcun effetto</strong> sui patogeni che abitano nel nostro tubo intestinale o più in generale degli animali che vengono alimentati con foraggi transgenici (Ogm).<br />
Inoltre, <strong>i legami che tengono insieme tutti i pezzi del costrutto</strong>, sono deboli e quindi i costrutti sono instabili, rispetto al Dna naturale, e<strong> tendono alla rottura</strong>. Di conseguenza <strong>quando l&#8217;agricoltore utilizza un mais transgenico, lo può usare soltanto per un anno o due, dopodiché il mais perde le sue caratteristiche</strong>. Ciò spiega l&#8217;instabilità degli Ogm.<strong> L&#8217;agricoltore resta quindi legato alla multinazionale perché deve, di anno in anno, riacquistare i semi Ogm</strong>.</p>
<p>(…)I residui delle colture geneticamente modificate rimangono inevitabilmente sul terreno. Questi residui contengono Dna transgenico che, al contrario del Dna naturale è molto più instabile, si rompe e si ricombina, passa in virus, batteri e funghi, e attraverso questi si infila in altri organismi viventi. Così un frammento di Dna di mais transgenico può finire nel frumento piuttosto che nell&#8217;orzo o in altre colture, poste anche lontane rispetto alle colture geneticamente modificate. Questo meccanismo è quindi ancora più pericoloso del trasferimento attraverso il polline, che può essere evitato distanziando una coltivazione Ogm da una Ogm-free. Inoltre, ribadisco che il Dna transgenico si trasmette ad altre specie molto più velocemente del Dna naturale.<br />
Diversi studi dimostrano che questo tipo di trasferimento, molto più subdolo e pericoloso di quello verticale, è reale, ma la sperimentazione per verificarla non viene fatta seriamente, evidentemente perché le multinazionali e i sostenitori degli Ogm non la vogliono.</p>
<p>(…)<strong>il Dna transgenico dai residui delle piante transgeniche ce lo troviamo nell&#8217;aria</strong> (quando i residui diventano polvere), <strong>nell&#8217;acqua e nei suoli</strong>. Per cui il Dna transgenico lo possiamo respirare e bere a nostra insaputa, contro la nostra volontà. Solo e soltanto per questo gli Ogm non dovrebbero essere coltivati o diffusi nell&#8217;ambiente. Con le colture Ogm si diffondono nell&#8217;ambiente bombe biologiche.<strong> La coesistenza delle colture biologiche e convenzionali con quelle transgeniche (Ogm) è impossibile</strong>, in quanto la contaminazione, cioè il passaggio del Dna transgenico dalle colture transgeniche a quelle non transgeniche di qualunque specie vivente, è materialmente impossibile evitarla. Pertanto, tutta la discussione sulla coesistenza non ha senso e si dimostra di non aver capito che il problema delle colture transgeniche sta nella tecnica. Il Dna transgenico è il vero flagello dell&#8217;ingegneria genetica.&#8221;</p>
<p>L’intervista completa si trova alla pagina www.agricolturaitalianaonline.gov.it/contenuti/agricoltura/tecnologie/ogm/ogm_contaminazione_orizzontale_e_verticale</p>
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		<title>Promuovere il biologico</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica prossima, il 18 aprile, nelle piazze di venti città italiane si svolgerà l’evento “Le piazze del bio”, l’iniziativa promossa dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per gustare sapori naturali e conoscere i vantaggi del biologico per la salute e l’ambiente.
L’evento, che rappresenta un momento di incontro tra il mondo agricolo, i consumatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1301" style="margin-left: 0px; margin-right: 5px;" title="il-biologico-xe" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/04/il-biologico-xe1.jpg" alt="il-biologico-xe" width="116" height="180" />Domenica prossima,<strong> il 18 aprile</strong>, nelle piazze di venti città italiane si svolgerà l’evento <strong>“Le piazze del bio”</strong>, l’iniziativa promossa dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per <strong>gustare sapori naturali e <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il-biologico-rangoni.php?pn=62">conoscere i vantaggi del biologico</a> per la salute e l’ambiente</strong>.<br />
L’evento, che rappresenta un momento di incontro tra il mondo agricolo, i consumatori e le istituzioni, si inserisce nell’ambito del “Programma di azione nazionale per l’agricoltura biologica e i prodotti biologici”. La manifestazione nasce dall’esigenza di promuovere comportamenti orientati al <strong>consumo consapevole delle produzioni ottenute con il metodo biologico</strong>, attraverso una corretta ed immediata informazione del cittadino-consumatore.</p>
<p>“Le piazze del bio” si svolgerà nelle piazze di Aosta, Ancona, Bari, Belluno, Bologna, Bolzano, Campobasso, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Chieti, Potenza, Reggio Calabria, Roma, Sassari, Torino, Udine.<br />
Nelle 20 piazze saranno allestiti gazebo che ospiteranno operatori biologici certificati locali i quali avranno la possibilità di promuovere e far degustare i propri prodotti accorciando la distanza con il cittadino-consumatore.</p>
<p>E sempre restando in tema, ecco un’altra notizia riguardante il mondo del biologico. Si tratta della <strong>prima edizione del Premio giornalistico nazionale &#8220;Comunicare Bio&#8221;</strong>, promossa dal Sana, il Salone internazionale del naturale, in collaborazione con FederBio (Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica). Il Premio ha l&#8217;obiettivo di portare alla luce<strong> articoli e servizi che presentano e approfondiscono il mondo dell’agricoltura e dell’alimentazione</strong> biologica, mettendo in competizione coloro che sono in grado di esplorare con competenza e originalità il mondo “Bio”.</p>
<p>Il bando di concorso è destinato a giornalisti professionisti, pubblicisti o blogger in qualità di redattori o free-lance di quotidiani, periodici di informazione, emittenti radiofoniche o televisive e siti web.<br />
<strong>Termine ultimo per partecipare, il 30 giugno 2010</strong>. Sono ammessi elaborati prodotti o utilizzati tra l’1 luglio 2009 e il 30 giugno 2010. Gli esiti della valutazione della Giuria saranno comunicati ai vincitori via e-mail e con lettera raccomandata entro il 31 luglio 2010.<br />
La proclamazione dei vincitori e l’assegnazione dei Premi avverrà in occasione delle giornate di svolgimento dell’edizione 2010 della manifestazione fieristica “SANA”(Bologna, 9/12 settembre). In palio un premio in denaro.<br />
È possibile scaricare la domanda di partecipazione alla pagina http://www.federbio.it/files/191.pdf</p>
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		<title>L&#8217;importanza di una spesa consapevole</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 08:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[consumo consapevole]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalle pagine di The Ecologist lo scrittore e attivista Michael Pollan condivide con noi alcune semplici regole per comprare e mangiare cibo &#8220;vero&#8221;:
&#8220;Come scegli di spendere i tuoi soldi per il cibo rappresenta uno dei voti più potenti che possiedi.
La mia famiglia mangia molta meno carne di quanto non facesse in passato, e quando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1285" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="acquistare-eco" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/04/acquistare-eco.jpg" alt="acquistare-eco" width="117" height="180" />Dalle pagine di <em>The Ecologist</em> lo scrittore e attivista Michael Pollan condivide con noi alcune semplici regole per comprare e mangiare cibo &#8220;vero&#8221;:</p>
<p>&#8220;<strong>Come scegli di spendere i tuoi soldi per il cibo</strong> rappresenta uno dei voti più potenti che possiedi.<br />
La mia famiglia mangia molta meno carne di quanto non facesse in passato, e quando la mangiamo la compriamo dalle fattorie, da aziende agricole o allevamenti che conosciamo abbastanza per fidarci di loro. Mangiamo solo carni di animali che sono stati nutriti con erba, che possono essere acquistate nei mercati locali, se non direttamente dall’allevatore.</p>
<p>Nel caso di alimenti vegetali compriamo normalmente cibo biologico o locale, possibilmente le due cose insieme. Penso che frutta e verdure biologiche abbiano un sapore migliore, e mi piace l’idea che il mio denaro vada a sostegno degli agricoltori che hanno a cuore la terra. Cerchiamo anche di comprare al mercato degli agricoltori il più spesso possibile. Il cibo è fresco, al culmine delle sue qualità nutritive e di gusto, e ogni dollaro va direttamente al produttore.<br />
Se ciò suona più problematico del comprare qualunque cosa in vendita nel supermercato, questo è vero. Costa anche un po’ di più. Ma penso che ne valga la pena. È sorprendente<strong> come il conoscere la storia che sta dietro al cibo che compri possa dargli un gusto migliore</strong> (o peggiore nel caso si tratti di una brutta storia). Ma mi piace anche incontrare gli agricoltori al mercato e vedere come i miei soldi contribuiscono a <strong>costruire una nuova catena alimentare, dedicata</strong> alla salute ad ogni passo: <strong>alla salute della terra, alla salute delle piante e degli animali, alla salute della mia famiglia e alla salute della mia comunità</strong>.</p>
<p>Chiamo questo modo di comprare e mangiare ‘votare con la tua forchetta’. Come tu e la tua famiglia decidete di spendere i soldi per il cibo rappresenta uno dei voti più potenti che avete, una delle forme più forti di esprimere la vostra opinione.<br />
Puoi votare per sostenere il tipo di allevamento all’ingrasso dove il manzo numero 534 ha vissuto la sua miserabile vita, o puoi votare per le fattorie dove gli animali vivono una vita più naturale, dove la terra viene curata nel processo e gli agricoltori conducono una vita decente. Questo tipo di allevamento alternativo è stato creato non solo da parte di agricoltori visionari, ma anche da parte di consumatori visionari come te.</p>
<p>Non mi è mai piaciuto pensare a me stesso come a un semplice ‘consumatore’. La parola lo fa sembrare come qualcuno che usa le cose e diminuisce il mondo, che spesso è esattamente ciò che fa un consumatore. Ma <strong>un consumatore può essere anche un creatore, usando le proprie scelte alimentari per aiutare a costruire un nuovo sistema del cibo</strong>. Questo è un voto potente, e tu ne possiedi tre ogni giorno. Ciò che è meglio, quando si tratta di cibo, è forse che non devi aspettare di avere 18 anni per dire la tua. Puoi dirla già oggi, al tuo prossimo pasto.</p>
<p>Ma esattamente come dovresti riempire i tuoi piatti? Molte persone mi hanno fatto questa domanda e per questo motivo ho sviluppato una manciata di regole per tutti i giorni come guida attraverso le nuove sfide (e possibilità) dell’ora del pasto.<br />
Il mio consiglio si divide in tre parti:</p>
<p><strong>Mangia cibo vero, reale</strong>.<br />
Ciò suona abbastanza semplice, ma non è così facile da fare. <strong>Ci sono molte cose travestite da cibo nei supermercati e nei fast-food</strong>; io le chiamo ‘sostanze commestibili simili al cibo’ e vi suggerisco di evitarle. Ma come riconoscere la differenza tra cibo reale e tali sostanze?<br />
Ecco alcune regole di massima:</p>
<p>- <strong>Non mangiare niente che la tua bisnonna non riconoscerebbe come cibo</strong>. Immagina che lei sia al tuo fianco quando prendi qualcosa da mangiare. Ha idea di cosa sia quel tubetto di yogurt comprimibile o di come si suppone si debba mangiarlo?<br />
- <strong>Non mangiare niente con più di cinque ingredienti, o con ingredienti che non riconosci o che non puoi pronunciare</strong>. Quella lunga lista di ingredienti significa un prodotto altamente processato. Le ‘sostanze commestibili simili al cibo’ probabilmente contengono più zucchero, sale e grassi di quelli di cui il tuo corpo ha bisogno, e pochissimi nutrienti reali.<br />
- <strong>Non mangiare nulla che contenga sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio</strong>. Pensaci:  solo le compagnie cucinano con la robaccia. Evitalo ed eviterai automaticamente molti dei peggiori tipi di ‘sostanze commestibili simili al cibo’,  incluse le bibite gassate.</p>
<p><strong>Compra cibo reale</strong><br />
Per essere sicuro di comprare cibo reale:</p>
<p>- Compra cibo dal perimetro esterno del supermercato ed evita le corsie centrali.<br />
- Nella caffetteria,<strong> vai al banco dell’insalata o della frutta</strong>, dove ci sono vegetali ancora freschi.<br />
- <strong>Non comprare, o mangiare niente che alla fine non si decomponga</strong>. Un alimento studiato per vivere per sempre è solitamente pieno di prodotti chimici. L’alimento dovrebbe essere vivo, il ché significa che  dovrebbe infine morire.<br />
- <strong>Compra al mercato dell’agricoltore</strong>, attraverso la distribuzione di vegetali freschi o al negozio locale dell’azienda agricola.<br />
- Esci dal supermercato e dal benzinaio e non troverai quei cibi vistosamente falsi.<br />
- Sii il tuo proprio detective del cibo.<br />
- <strong>Presta attenzione alla provenienza del cibo</strong> (quelle bacche sono state raccolte nelle vicinanze o dall’altra parte del mondo?) <strong>e a come è stato prodotto </strong>(biologico, alimentato con erba, cresciuto o allevato umanamente?). Leggi le etichette e poni domande.</p>
<p><strong>Mangia pasti reali</strong><br />
Il modo in cui prepari e mangi è spesso tanto importante come ciò che mangi. Per questo:</p>
<p><strong>-Cucina</strong><br />
Il miglior modo per avere il controllo dei tuoi pasti è quello di cucinare ogni volta che puoi. In quanto inizi a cucinare, <strong>inizi a conoscere gli ingredienti, a curarti della loro qualità e a sviluppare il senso del gusto</strong>. Scoprirai che a confronto il fast food diventa noioso, più dello stesso gusto salato, grasso e zuccherino della pizza al microonde.<br />
-<strong>Coltiva</strong><br />
Il cibo più fresco e saporito che tu possa mangiare viene dall’orto. Niente da più soddisfazione che cucinare e mangiare alimenti che tu stesso hai cresciuto.<br />
-<strong>Cerca di non mangiare solo</strong><br />
Quando mangiamo soli mangiamo senza pensare, e normalmente mangiamo troppo. Pensa solo a come puoi finirti distrattamente un sacchetto di patatine o biscotti davanti alla tv o al computer. Mangiare dovrebbe essere un atto sociale; il cibo è più divertente quando lo condividi.<br />
-<strong>Mangia lentamente, smetti quando sei pieno</strong><br />
L’industria alimentaria fa soldi inducendoti a mangiare più di quanto tu abbia bisogno o desideri. Il fatto che il ristorante offra un menu con hamburger gigante non significa che tu debba mangiarlo. Riprenditi il controllo delle porzioni.<br />
-<strong>Mangia a tavola</strong><br />
Oggigiorno facciamo più spuntini che pranzi. <strong>La gioia più profonda del mangiare la proviamo quando rallentiamo per assaporare il nostro cibo e condividerlo con le persone che amiamo</strong>. Il vero pasto –famiglia e amici riuniti attorno ad una tavola – è a rischio d’estinzione. Per amore della salute e felicità della tua famiglia, e per la tua salute e felicità, fai il possibile per preservarlo.</p>
<p>Votare con la tua forchetta, come scegli di spendere i soldi per il cibo è uno dei voti più potenti a tua disposizione.&#8221;</p>
<p>Michael Pollan<em>, Each day, you have three votes to change the food system</em></p>
<p>Per consigli su come acquistare in modo consapevole consigliamo il recente<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__acquistare-eco.php?pn=62"> libro di Serena Viviani:</a><em><a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__acquistare-eco.php?pn=62"> Acquistare eco</a><br />
</em></p>
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		<title>Il sapore amaro del cioccolato</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 09:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro-informazione]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[commercio equo]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù infantile]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni anno con l’avvicinarsi della Pasqua aumenta il consumo di cioccolato legato alle tradizionali vendite delle uova con sorpresa inclusa. Ma la sorpresa può avere un sapore amaro… Dietro al commercio del cioccolato si nascondono infatti a volte storie di schiavitù e sfruttamento. Cosa sappiamo realmente circa la provenienza e il modo di produzione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1259" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="cioccolato-amaro" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/03/cioccolato-amaro.jpg" alt="cioccolato-amaro" width="147" height="179" />Ogni anno con l’avvicinarsi della Pasqua aumenta il consumo di cioccolato legato alle tradizionali vendite delle uova con sorpresa inclusa. Ma la sorpresa può avere un sapore amaro… <strong>Dietro al commercio del cioccolato si nascondono</strong> infatti<strong> a volte storie di schiavitù e sfruttamento</strong>. Cosa sappiamo realmente circa la provenienza e il modo di produzione del cioccolato che mangiamo? <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__cioccolato-amaro.php?pn=62">La giornalista Carol Off aveva già denunciato la corruzione e la negazione dei diritti umani associate all’industria del cacao</a>. Ora<strong> un’inchiesta del programma Panorama della Bbc conferma nuovamente questa realtà</strong> e ci racconta di sfruttamento infantile e ingiustizia. Il reporter Paul Kenyon, fingendosi un commerciante di cacao nell’Africa occidentale, ha potuto constatare di persona l’esistenza di schiavitù infantile e traffico di esseri umani.</p>
<p>La complessità della catena del cioccolato rende difficile controllare tutti i passaggi e risalire al chicco di cacao e alla sua storia. Dall’inchiesta traspare che anche per quanto riguarda il cioccolato commercializzato come Equo solidale non si può escludere la possibilità che in alcune fasi venga utilizzato il lavoro minorile, nonostante comunque in questi casi l’utilizzo di rigide e severe norme di controllo fanno sì che tali fatti non si verifichino o vengano immediatamente denunciati e corretti.<br />
Ecco ciò che viene fuori dall’inchiesta:</p>
<p>“ Il Ghana e la Costa d’Avorio assieme producono il 60% del cacao mondiale. Più di 10 milioni di persone sopravvivono grazie a questa industria.<br />
In un villaggio del Ghana, Kenyon ha incontrato il dodicenne Ouare Fatao Kwakou, che fu venduto dallo zio ai trafficanti e preso dal vicino e impoverito Burkina Faso per lavorare nella raccolta del cacao. Più di anno dopo non aveva ricevuto neanche un centesimo per il suo lavoro, mentre i profitti erano andati ai padroni del cacao e allo zio che lo aveva venduto.<br />
Nella città portuaria di San Pedro in Costa d’Avorio,<strong> Kenyon si è spacciato da commerciante e ha venduto fave di cacao che erano state prodotte con le forme peggiori di lavoro minorile</strong>. È a questo punto che finisce la tracciabilità del cacao e questo può essere venduto ai grandi produttori mondiali di cioccolato che non possono dire come fu la sua origine. Il compratore finale di fave prodotte con lavoro minorile che Kenyon ha venduto era uno dei più grandi esportatori mondiali il quale a sua volta vende il cacao ad altre compagnie molto note.</p>
<p>Panorama ha potuto vedere i documenti che dimostrano come<strong> nel settembre 2009 la cooperativa di cacao Equo e solidale in Ghana</strong>, che fornisce Cadbury e Divina,<strong> ha sospeso sette delle 33 comunità agricole produttrici di cacao</strong> in una delle regioni più importanti, dopo che queste erano state sorprese a utilizzare la peggiori forme di lavoro minorile.<br />
La cooperativa, Kuapa Kokoo,viene rifornita da 1200 diverse comunità di cacao che sono formate da 45000 agricoltori.  A seguito di azioni correttive da parte di Kuapa Kokoo, la sospensione è stata revocata a inizio gennaio. La cooperativa sostiene che questa è stata l’unica volta in cui è venuta meno nel suo compito di controllo delle pratiche agricole per quanto riguarda il lavoro minorile, in 15 anni di lavoro come fornitrice per il commercio equo e solidale. Harriet Lamb, direttrice esecutiva della Fairtrade Foundation in Gran Bretagna, ha commentato dicendo che la sospensione delle comunità agricole che sono sospettate di fare uso di lavoro minorile rappresenta l’evidenza che il sistema del commercio equo e solidale funziona. Ciò significa che a differenza di altri prodotti provenienti dal cioccolato, <strong>il cacao Equo e solidale è rintracciabile ed è possibile intervenire quando venga scoperto l’utilizzo di pratiche illegali</strong>, come è accaduto nel caso di Kuapa Kokoo. “In tali casi ci accertiamo di non vendere cacao secondo le condizioni del commercio equo finché non abbiamo messo in atto sistemi e strutture per evitare che ciò succeda nuovamente” ha detto riguardo alle sette recenti sospensioni.<br />
In una dichiarazione rilasciata a Panorama, Cadbury ha detto di non essere stato rifornito da nessuna delle sette comunità in questione con fave di cacao né prima né durante la sospensione. Ha detto: “Il fatto che la questione del lavoro minorile sia stata identificata è l’evidenza che il processo di certificazione Fairtrade funziona.”</p>
<p>In Costa d’Avorio, Panorama ha incontrato un contadino che conta su suo fratello di otto anni e sul figlio di 11 per farsi aiutare nella raccolta del cacao che va alla cooperativa che rifornisce la Nestlé nella sua recente iniziativa di commercio equo. Nessuno dei ragazzi va a scuola e cifre elaborate dal Dipartimento di Stato Americano indica che <strong>sono circa 100.000 i bambini ivoriani impiegati nell’industria del cacao</strong>. Sebbene Nestlé compri dalla cooperativa a cui l&#8217;agricoltore vende il suo raccolto, l&#8217;azienda ha detto in un comunicato: &#8220;Panorama non è stato in grado di fornirci la benché minima prova di uso di lavoro minorile nella produzione di semi di cacao acquistati da Nestlé.&#8221;</p>
<p>In America &#8211; il più grande consumatore mondiale di cioccolato &#8211; il membro del Congresso Eliot Engel ha proposto una legge nove anni fa, per <strong>richiedere che su tutto il cioccolato venduto in America venisse posta una etichetta dove si dichiarasse che il prodotto era ottenuto senza il lavoro di schiavi né di bambini</strong>. Ma nel 2001 ha invece deciso di appoggiare un piano di settore in sei punti per porre fine al lavoro minorile nel commercio del cioccolato, con la minaccia incombente della legislazione a demotivare azioni illegali. “All’inizio non mi fidavo di loro, ma poi ho dato loro la fiducia e, come si dice, le azioni parlano da sé. Se divenissero ostili o pigri, potremo sempre ricorrere alla legislazione”, ha detto parlando dei giganti del cioccolato americano.<br />
Ma l’avvocato Terry Collingsworth, che si è mosso contro l’industria del cioccolato, ha detto che il piano è un completo fallimento ed è giunto il momento di emanare la legge proposta nove anni fa.“Rispolveriamo quella legge, e se veramente si vuole interrompere l’utilizzo di bambini come schiavi nella produzione di cibi come il cacao, facciamola passare, e dopo avremo qualcosa con cui lavorare e potremo fermare questo crimine.”</p>
<p>Un risultato della partnership –una collaborazione tra il signor Engel, il suo collega senatore Tom Harkin,e l’industria americana di cioccolato – era quello di creare una fondazione per aiutare a porre fine alle peggiori forme di schiavitù infantili nell’Africa occidentale, conosciuta come <strong>l’Iniziativa Internazionale del Cacao (ICI)</strong>.<br />
Il direttore esecutivo Peter McAllister ha detto che le aziende del settore del cioccolato riconoscono che c&#8217;è un problema e stanno facendo del loro meglio per trovare una soluzione alla pratica dell’utilizzo del lavoro minorile, aggiungendo che la questione dei diritti umani è “complessa e impegnativa” per le compagnie coinvolte.<br />
“Se non ci fosse un problema non ci troveremmo qui, quindi riconosciamo l’esistenza del problema,” ha detto riguardo alla pratica diffusa dell’utilizzo dei bambini – una questione delicata in Africa occidentale – sia politicamente che economicamente per le famiglie che hanno bisogno del reddito derivante dal lavoro dei loro figli.</p>
<p>Il signor McAllister ha detto che è per questa ragione che l’ICI sta lavorando in 243 comunità in Africa occidentale  in West Africa e ha già fatto sì che 16.000 bambini vadano scuola.”<br />
Panorama &#8211; <em>Chocolate: The Bitter Truth</em>, BBC One</p>
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		<title>La decrescita, un&#8217;alternativa più umana</title>
		<link>http://www.bloglibri.it/la-decrescita-unalternativa-piu-umana/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contro-informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Vita naturale]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita felice]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal sito della rivista Terranauta “ho preso in prestito” una parte di un’intervista a Valerio Pignatta, autore di un libro dal titolo L’insostenibile leggerezza dell’avere. Il testo ripercorre la storia della decrescita, dalla teoria alle manifestazioni di uno stile di vita controcorrente, anticonsumista e più lento, e allo stesso tempo racconta l’esperienza di persone che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1195" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="insostenibile-avere" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/03/insostenibile-avere.jpg" alt="insostenibile-avere" width="119" height="180" />Dal sito della rivista Terranauta “ho preso in prestito” una parte di un’intervista a <strong>Valerio Pignatta</strong>, autore di un libro dal titolo<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__insostenibile-leggerezza-avere.php?pn=62"><em><strong> L’insostenibile leggerezza dell’avere</strong></em></a>. Il testo ripercorre <strong>la storia della decrescita, dalla teoria alle manifestazioni di uno stile di vita controcorrente, anticonsumista e più lento</strong>, e allo stesso tempo racconta<strong> l’esperienza di persone che vivono la quotidianità seguendo questo stile di vita</strong>. Nell’articolo Pignatta ci spiega come sono e lavorano queste persone, cosa comporta la vita nelle città e quali sono le sue idee riguardo al nostro futuro. Delle <strong>proposte interessanti per riscoprire valori</strong> che rischiamo di dimenticare…</p>
<p><em>&#8220;Valerio Pignatta, il tuo ultimo libro è intitolato L’insostenibile leggerezza dell’avere… Il riferimento a Milan Kundera appare quasi scontato. Ma come dobbiamo interpretarlo?</em></p>
<p>Sì, è un riferimento diretto. Kundera ci ha svelato come è avvenuta la trasformazione del mondo intero in una immensa “trappola”, la graduale cancellazione dell&#8217;esistenza come in quelle foto sovietiche dove i personaggi che hanno trasgredito alle regole del sistema vengono fatti sparire. Kundera ha percepito lucidamente la “Grande Marcia” verso l&#8217;avvenire come la più beffarda delle illusioni. E poi in questo titolo c&#8217;è l&#8217;assonanza con <strong>il concetto di sostenibilità ambientale legato</strong> appunto <strong>al possedere, caratteristica che sembra ormai intessuta con la mentalità occidentale ma che così non era sino a quando la cultura prevaleva sulla tecnologia</strong>.</p>
<p><em>Si può dire che il tuo sia “due libri in uno”. Da una parte una minuziosa rassegna delle origini della decrescita, dei suoi teorici, delle sue diverse manifestazioni nel territorio italiano ed europeo e dall’altra delle storie di esseri umani, di persone reali che vivono praticando la decrescita. Come è nata l’idea di strutturare il libro in questo modo e perché?</em></p>
<p>L&#8217;idea iniziale era quella di raccontare, appunto, che esistono persone che da quindici, venti o trent&#8217;anni vivono quello che oggi si chiama “decrescita” e che vi sono arrivate tramite determinati percorsi seguendo i rivoli delle proprie letture ed esistenze. Nulla di romantico o di new age come spesso viene rappresentato in questi casi, ma<strong> persone che coltivano e lavorano duramente, si impegnano per un ecosistema migliore</strong> e non hanno illusioni rispetto ad avanguardie di sorta o a movimenti istituzionalizzati che ricadono puntualmente negli stessi errori. Persone libere. Non si poteva però raccontare di queste esperienze senza dare loro un retroterra culturale, descrivere i possibili percorsi filosofici ed etici che questi individui hanno seguito. Altrimenti si rischiava di farli passare per semplici maniaci protettori della natura o folli volontari Robinson Crusoe dei tempi moderni. Invece la realtà che sta dietro queste scelte è ben altra e viene da molto lontano.<br />
<em><br />
Nel libro affermi che la città è intrinsecamente portatrice di modelli consumistici e deumanizzanti. Ritieni che tutti dovrebbero spostarsi in campagna? E se ciò accadesse non rischieremmo l’estinzione della campagna stessa?</em></p>
<p>L&#8217;idea che mi sono fatto delle <strong>grandi città</strong>, avendole in passato vissute da vicino, è quella di<strong> luoghi inadatti ad un&#8217;esistenza interiore, sociale e naturale soddisfacente</strong>. In un certo senso è una realtà virtuale, creata dall&#8217;uomo e di cui egli ha perso il controllo rispetto ai fini iniziali e alle utili funzioni che la città avrebbe potuto svolgere per la collettività. Molti storici e sociologi hanno studiato a lungo il problema dell&#8217;urbanizzazione che ancora oggi grava sulle nostre teste, specie nel cosiddetto terzo mondo con conseguenze drammatiche come ad esempio l&#8217;emigrazione extracontinentale. Le funzioni ideali che una città può mettere al servizio dei suoi abitanti e del suo circondario possono essere svolte anche a una dimensione di circa 40-50.000 abitanti. A questo livello c&#8217;è tutto, cultura compresa, quella per cui solitamente si obietta che la città è utile. La Firenze rinascimentale aveva questo numero di abitanti e credo che di cultura ne abbia prodotta un pochino&#8230; Inoltre le potenzialità umane inesplorate sono immense. Non sto parlando di potenzialità tecnologiche ma di conoscenza e di saggezza interiore.</p>
<p>Credo che <strong>una dislocazione della popolazione sui territori del pianeta più equa e non assembrata come oggi in megalopoli cementificate sarebbe proficua per tutti, natura compresa</strong>. In questo modo non ci sarebbe bisogno di grandi infrastrutture, i trasporti sarebbero diversi, come anche la produzione di energia elettrica e quella agricola; verrebbe inoltre meno la necessità di altre grandi opere solitamente al servizio dei mostri metropolitani. Si troverebbero soluzioni dolci per la coltivazione di aree semidesertiche come l&#8217;aridocoltura ecc. Il clima del resto migliorerebbe. Sarebbe in effetti quello che è sempre stato sino a pochi decenni fa. Di testi specifici su queste problematiche e questa visione legata alla deurbanizzazione ce ne sono molti e dettagliati.</p>
<p><em>Pensare globale, agire locale. Leggendo il tuo libro ho scoperto che è una frase che risale agli anni ’30! In che modo è cambiato il mondo e quello slogan si adatta meglio alla realtà odierna o a quella passata?<br />
</em><br />
Beh, certo che chi ha pensato quello slogan aveva visto molto avanti. Oggi le cose sono purtroppo cambiate molto in peggio. Certo, abbiamo la dispensa piena e una situazione igienico-sanitaria migliore, soprattutto grazie all&#8217;acqua corrente in casa e al sistema fognario. Questo ci ha permesso senz&#8217;altro un avanzamento nella qualità della vita. Nell&#8217;insieme, però, <strong>abbiamo perso la comunità, il senso dell&#8217;esistenza, il rispetto e l&#8217;affetto reciproco tra compagni di vita</strong>. Oggi tra i giovani è un valore e ha un&#8217;accezione positiva essere un “bastardo” o un “fuori di testa” che non si cura degli impegni presi, delle relazioni, della sua vita in fin dei conti, e che dimostra al mondo il suo ineccepibile menefreghismo. Forse oggi più che di “agire locale” si tratta di “<strong>agire dentro</strong>”. L&#8217;attuale società tecno-liberista &#8211; dopo aver diviso le comunità, le parentele, le coppie sull&#8217;altare del consumismo e della inciviltà massmediatica &#8211; è riuscita a produrre la<strong> divisione all&#8217;interno del singolo individuo creando insicurezza, perdita di senso </strong>e bisogno di psicofarmaci, ottimo business e mezzo di creazione di nuovi schiavi disposti a tutto, anche alle stragi scolastiche o di famiglia. Tutto consequenziale al sistema.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p><em>Nonostante la tua analisi della realtà in cui viviamo sia spietata, dalle tue pagine traspare, malgrado tutto, una visione positiva del futuro, una visione fondata sull’amore, sulla manualità, sulla riscoperta dei sensi e del senso. E, soprattutto, una speranza basata sulla convinzione che i figli della decrescita possano costruire un mondo diverso. È così?</em></p>
<p>Sì. Se ce lo lasceranno fare. Le restrizioni legali e burocratiche per chi non vive omologato sono sempre maggiori. Altrimenti dovremo inventarci come continuare a poter allevare umani immuni al virus del consumismo e alle patologie devastanti che ne derivano per il corpo e la mente. Nell&#8217;insieme credo comunque che il momento per un nuovo Rinascimento stia arrivando. La situazione è ormai chiara a molti. <strong>La difficoltà consiste nel passaggio dalla comprensione all&#8217;azione, anche perché la televisione ha abituato le persone a vivere più nel limbo mentale che nella realtà</strong>. Lo sciopero virtuale ne è la massima espressione. Quando però non uscirà più acqua dal rubinetto o si dovrà andare a piedi per chilometri per raccogliere un po&#8217; di legna per scaldarsi, credo proprio che la presa di coscienza sarà immediata. A quel punto si potranno imboccare due strade: quella solita della prevaricazione e della violenza egoica oppure quella della condivisione e della solidarietà. Credo che tutti questi anni di riflessione etica e ambientalista e di crescita collettiva rispetto ai diritti umani di una buona parte delle società moderne spingano nella seconda direzione. Almeno spero.&#8221;</p>
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		<title>Il prezzo dell&#8217;ingegneria genetica nell&#8217;agricoltura</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 09:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Contro-informazione]]></category>
		<category><![CDATA[OGM - Alimenti transgenici]]></category>
		<category><![CDATA[consumo critico]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
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		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre il il 13 marzo presso la città marocchina di Chefchaouen si svolgeva la cerimonia di presentazione della domanda per la candidatura della dieta Mediterranea a patrimonio Unesco, una tormenta agitava già  il settore dell’agricoltura e dell’alimentazione. Il 2 marzo infatti, come già abbiamo scritto in un articolo su questo blog, la Commissione europea a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1212" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="semi-del-suidicio" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/03/semi-del-suidicio.jpg" alt="semi-del-suidicio" width="124" height="180" />Mentre il il 13 marzo presso la città marocchina di Chefchaouen si svolgeva la cerimonia di presentazione della domanda per la<strong> candidatura della dieta Mediterranea a patrimonio Unesco</strong>, una tormenta agitava già  il settore dell’agricoltura e dell’alimentazione. Il <strong>2 marzo</strong> infatti, come già abbiamo scritto in un articolo su questo blog, la Commissione europea a Bruxelles <strong>autorizzava la coltivazione della patata geneticamente modificata</strong> Amflora, prodotta dalla multinazionale Basf,<strong> e l’importazione di alcune varietà di mais GM</strong>. La decisione ha sollevato un polverone e ha intensificato il dibattito attorno alle coltivazioni transgeniche.<br />
È interessante leggere cosa ne pensa a proposito<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__semi-del-suicidio.php?pn=62"> l’attivista <strong>Vandana Shiva</strong></a>, vicepresidente di Slow foood internazionale e fondatrice della comunità Navdanya che <strong>si sta battendo in India a favore della biodiversità e per la promozione dell&#8217;agricoltura biologica</strong>:</p>
<p><em>Secondo le stime delle Nazioni Unite nel 2050 si dovranno nutrire 9 miliardi di persone. Per molti l&#8217;unica soluzione possibile sono le colture Ogm. Per alcuni queste sono anche la soluzione ai cambiamenti climatici. Lei cosa ne pensa?</em></p>
<p>Il mito che gli Ogm sono la panacea sia per la fame e sia per i cambiamenti climatici è tale: un mito, e di fatto un mito pericoloso. <strong>Gli Ogm non aumentano la resa agricola, sono più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e lavorano contro gli interessi dell&#8217;umanità</strong>.<br />
Contrariamente a quanto sostiene la Monsanto che il loro cotone Bt produrrebbe 1500 kg per ettaro, la nostra ricerca mostra che la resa media è stata di 400 kg per ettaro, che è meno di un terzo di ciò che sostengono. Un rapporto della Union of concerned scientists degli Stati Uniti dal titolo &#8216;La mancata resa&#8217; mostra inoltre che non vi è nessun guadagno. In realtà vi è spesso un freno del rendimento. L’aumento del rendimento si basa su un tratto multigenetico. Gli strumenti di ingegneria genetica possono funzionare solo con i tratti di un singolo gene, come la tolleranza agli erbicidi e alla tossina Bt. È per questo che dopo 20 anni di costose ricerche da parte dell&#8217;industria, solo questi due tratti sono stati introdotti.</p>
<p><strong>Il sistema industriale e agricolo per il cibo è responsabile di almeno il 25-30% delle emissioni totali di gas a effetto serra </strong>e allo stesso tempo, è estremamente vulnerabile ai cambiamenti climatici. Dall’altro lato abbiamo invece un’agricoltura biologica ed ecologica che è in grado di mitigare e adattarsi al cambiamento climatico, è più resistente e quindi più in grado di garantire la sicurezza alimentare al pianeta.</p>
<p><em>Il 2 marzo la Commissione europea ha adottato tre decisioni che autorizzano i mais geneticamente modificati MON863xMON810, MON863xNK603, MON863xMON810xNK603, per alimenti e mangimi e ha anche deciso di autorizzare Amflora. Questa patata Gm sarà utilizzata per la produzione di amido da usare per applicazioni industriali (ad esempio la produzione di carta). Cosa ne pensa di questa decisione?<br />
</em><br />
Un anno fa la Commissione europea ha cercato di costringere i Paesi a rimuovere i divieti in materia di Ogm. Ho viaggiato a Lussemburgo, Spagna e Germania per lavorare con i movimenti free-Ogm, e, per fortuna, la maggior parte dei Paesi ha votato per il mantenimento del divieto. La<a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__il-mondo-secondo-monsanto.php?pn=62"> multinazionale Monsanto</a>, le cui varietà di mais sono state approvate, avverte il crescente rifiuto degli Ogm da parte del pubblico ed è disperata. In India abbiamo appena vinto una moratoria sulla brinjal Bt. Sorprendentemente, la Monsanto sta ora premendo sul governo per leggi che prevedano il carcere per chi critica gli Ogm. Gli Ogm possono essere diffusi solo distruggendo la democrazia.</p>
<p><em>Secondo il recente rapporto “Carattere globale delle colture Gm commercializzate: 2009” a cura dell’ International service for the acquisition of agri-biotech applications, l&#8217;India è il 4° Paese al mondo per ettari coltivati (8,4 milioni). Può dirci cosa sta succedendo in India con le colture Gm?</em></p>
<p>L’unica coltura Gm introdotta in India, finora, è il cotone Bt. Si è diffusa attraverso una pubblicità fraudolenta. Si è diffusa distruggendo le alternative. <strong>Di 200.000 suicidi degli agricoltori in India negli ultimi dieci anni, la maggior parte sono concentrati nei settori del cotone Bt</strong>. <strong>Gli agricoltori infatti si indebitano per comprare i semi dalle Multinazionali e, non riuscendo ad estinguerli, ricorrono al suicidio</strong>. La diffusione degli Ogm significa la <strong>scomparsa della biodiversità</strong>. L’India aveva 1.500 varietà di cotone. Ora c&#8217;è Bt, Bt, Bt. Il nostro studio mostra che i terreni sui quali il cotone Bt è cresciuto hanno perso microrganismi vitali. Ciò è stato anche confermato da una ricerca condotta da scienziati del Consiglio indiano per la ricerca agricola. Quindi il cotone Bt significa anche la <strong>morte del suolo</strong>. <strong>I parassiti sono aumentati e c&#8217;è un aumento in volume dell’uso di pesticidi</strong> di tredici volte. Per questo motivo Navdanya ha avviato l&#8217;iniziativa &#8220;semi di speranza”. Abbiamo creato banche del seme, stiamo aiutando gli agricoltori a coltivare biologico e li stiamo aiutando a trovare mercati per il loro cotone biologico.<strong> Gli agricoltori biologici guadagnano 10 volte di più degli agricoltori Ogm.</strong></p>
<p><em>Che tipo di pericoli vede in un mondo che usa semi Ogm?</em></p>
<p>Vedo molti pericoli. Il primo è un <strong>monopolio di approvvigionamento di sementi</strong>, il primo anello della catena alimentare. Vedo gli agricoltori sempre più indebitati a causa dei costi elevati delle sementi visto che sono brevettate. Vedo la scomparsa della biodiversità. Vedo <strong>contaminazione genetica</strong> distruggere i nostri agricoltori biologici. Vedo la<strong> diffusione di semi tossici e sostanze chimiche tossiche</strong>. Vedo la corruzione della scienza che presenta false dichiarazioni di sicurezza. Vedo la fine della democrazia, se gli Ogm sono autorizzati a diffondersi. I semi Ogm sono i semi della distruzione. Abbiamo bisogno di rimanere Ogm-free per la nostra sovranità sulle sementi, per la nostra sovranità alimentare, per la democrazia alimentare.&#8221;<br />
(fonte: rivista telematica del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali )</p>
<p>E a proposito di biodiversità, <strong>oggi a Roma</strong> alle 12 presso l’Hotel Ripa in Via degli Orti di Trastevere n°3 è convocata la conferenza stampa di presentazione della Campagna informativa “<strong>Gli agricoltori custodi della biodiversità in agricoltura</strong>” , campagna che ha lo scopo di far conoscere il <strong>ruolo polivalente degli agricoltori dell’Unione Europea</strong> che oltre ad essere produttori di beni primari sono anche custodi del paesaggio e gestori di servizi ambientali volti alla tutela della biodiversità. A tale campagna l’ALPA (Associazione lavoratori produttori agroalimentari) dedicherà anche uno stand all’interno della <strong>fiera “AgriUmbria”</strong> che si tiene a Bastia Umbra nei giorni <strong>26, 27 e 28 Marzo 2010</strong>.<br />
La campagna intende promuovere un modello di agricoltura europea basata sul ruolo multifunzionale del primario e dalla stretta sinergia della Politica agricola comune con le problematiche ambientali. Durante la fiera saranno distribuiti gratuitamente un audiovisivo in cui sono presentate testimonianze, esperienze dirette e immagini per promuovere il ruolo attivo che gli agricoltori svolgono come custodi della biodiversità, e un opuscolo che contiene gli orientamenti e la normativa a livelli internazionali, europei, nazionali e regionali per la tutela della biodiversità in agricoltura.</p>
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		<title>Prevenzione a tavola</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 09:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimentazione naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[tumori]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana che va dal 14 al 21 di marzo è la settimana della prevenzione, e il tema centrale di quest’anno è  “combattere il cancro a partire da una buona alimentazione”. I volontari della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) saranno nelle principali città italiane per distribuire, assieme ad una bottiglia d&#8217;olio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1160" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="prevenire-tumori-gusto" src="http://www.bloglibri.it/wp-content/uploads/2010/03/prevenire-tumori-gusto.jpg" alt="prevenire-tumori-gusto" width="120" height="180" />Questa settimana che va <strong>dal 14 al 21 di marzo</strong> è <strong>la settimana della prevenzione</strong>, e il tema centrale di quest’anno è  “<strong>combattere il cancro a partire da una buona alimentazione</strong>”. I volontari della Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) saranno nelle principali città italiane per distribuire, assieme ad una bottiglia d&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva, un opuscolo informativo per offrire delucidazioni in merito alla relazione tra i tumori e la tavola. Il presidente della Lilt, Francesco Schittulli, sostiene infatti che contrariamente a quanto si creda <strong>la prima causa dei tumori è la cattiva alimentazione</strong>: il 35% di tutti i casi di cancro dipende da questo problema. Per questo una buona educazione in materia potrebbe aiutare sia la prevenzione che la cura.</p>
<p>L’anno scorso uscì per le edizioni Sperling &amp; Kupfer un libro in cui veniva trattata proprio<strong> la relazione tra cibo e tumori</strong>. Gli autori erano <strong>Anna Villarini</strong>, ricercatrice e coordinatrice del Progetto nazionale Diana dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e <strong>Giovanni Allegro</strong>, specializzato in cucina naturale e insegnante alla scuola di cucina preventiva la Cascina Rosa. Il libro<strong> <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__prevenire-i-tumori-mangiando-con-gusto.php?pn=62"><em>Prevenire i tumori mangiando con gusto</em></a> </strong>è il frutto di quindici anni di ricerca e sperimentazione presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, al quale viene destinata una percentuale delle vendite del volume.</p>
<p>Il<strong> progetto DIANA</strong> al quale lavora Anna Villarini rivolge la sua attenzione in particolar modo alle donne e si occupa di studiare le <strong>relazioni tra alimentazione e tumore al seno</strong>.  Il progetto nacque nel 1995 per iniziativa del dottor <strong>Franco Berrino</strong> (che ha revisionato i testi del libro e scritto la prefazione). Il nome deriva da DIeta e ANdrogeni, perché i primi studi DIANA avevano come scopo principale quello di abbassare nel sangue la concentrazione degli ormoni sessuali maschili (gli androgeni), che più di altri favoriscono lo sviluppo dei tumori della mammella e delle metastasi, modificando la dieta. Ma Diana è anche il nome della dea che protegge le donne, la maternità e l’allattamento, e per questo simboleggia perfettamente un progetto di ricerca volto a tutelare la salute delle donne.</p>
<p>Basandosi sui risultati di questo studio, il libro spiega<strong> come sia possibile ridurre i fattori di rischio del tumore e delle recidive modificando la propria dieta e lo stile di vita</strong>. Inoltre si è riscontrato che seguendo i suggerimenti del DIANA si è possibile<strong> alleviare i sintomi delle terapie aumentandone l’efficacia</strong>. Oltre ai consigli su<strong> come scegliere cibi, cotture, conservazioni</strong> più salutari, il libro offre anche delle <strong>ricette </strong>per poter disporre di esempi concreti di alimentazione corretta.</p>
<p>L’alimentazione è importante sia per la prevenzione, sia durante le terapie antitumorali. Il cibo gioca infatti un ruolo fondamentale nel recupero della salute e questo non deve essere dimenticato, anche se spesso un trattamento medico può causare alterazioni dell’appetito e poca voglia di mettersi a tavola.</p>
<p>Per chi volesse frequentare i <strong>Corsi di cucina basati sugli Studi Diana</strong> è possibile rivolgersi all’Associazione Salute Donna che li propone con regolarità a Milano presso Cascina Rosa, Informazioni: tel. 02/6470452, numero verde 800.223.295.<br />
Nelle Marche, l’Associazione culturale non profit Colle Santandrea propone periodicamente in collina, sopra Grottammare (AP), corsi residenziali coordinati da Giovanni Allegro e soggiorni di relax e benessere  puntando sull’alimentazione sana ed equilibrata.<br />
Info: Associazione Colle Santandrea, tel.0735/97165, www.collesantandrea.it.</p>
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